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domenica 13 aprile 2025

RISOTTO AGLI ASPARAGI, TRIGLIE E IL LORO FEGATO

 

Quanti risotti avete fatto con il re della primavera? Io sono a quota 6, dalla nascita del IL CLAN DEL RISOTTO DEL VENERDI', sempre alla ricerca di abbinamenti diversi con l'aulico asparago.

Ecco il n. 7: RISOTTO AGLI ASPARAGI, TRIGLIE E IL LORO FEGATO

Riso Razza77 tostato con un filo d'olio evo, portato a cottura con brodo fatto con lische e teste delle triglie e scarti degli asparagi; a metà cottura ho unito una purea di asparagi, precedentemente stufati con cipollotto, olio evo e timo e infine frullati. Regolato di sale e mantecato con olio evo.
Sopra al risotto : filettini di triglia spadellati per circa un minuto in padella antiaderente dalla parte della polpa (in modo da mantenere intatta e di un bel colore rosso vivo la pelle)  e punte di asparagi tagliate a metà per la lunghezza e cotte brevemente nella stessa padellina dalla parte interna. Idem i fegatini,. Condito tutto con un'idea di sale e messi sul risotto con una spolverata di pepe Penja bianco pestato al momento nel mortaio
La nota più marcata e divertente è decisamente il fegato della triglia e il pizzicore del Penja che risollevano le sorti di un risotto molto delicato ma piacevole



venerdì 20 ottobre 2023

RISOTTO ALLO ZAFFERANO, ZENZERO, BACCALA' MANTECATO E ZIBIBBO

 


Tre zeta per questo risotto, secondo il tema odierno del nostro CLAN DEL RISOTTO DEL VENERDI’, che ne prescrive almeno due. Perché la ZETA? semplicemente per gioco, come derivazione dalla prima idea NON SOLO ZUCCA, dopo una serie di elaborazioni mentali a ruota libera.

Ho ripreso un mio cavallo di battaglia : il baccalà mantecato allo zafferano e mi sono chiesta se potesse essere ideale per mantecare il risotto, temendo un po’ l’effetto mappazzone. Invece, alla prova dei fatti, si è rivelato perfetto. Come si è rivelato ottimo l’ inserimento dello zenzero con la sua elegante e fresca pungenza (e non è una novità, si sposa bene con lo zafferano) e il dolce tocco dello “zibibbo” ovvero l’uvetta sultanina a Livorno (anche se non è uva zibibbo) che smorza il sapido del baccalà.  


RISOTTO ALLO ZAFFERANO, ZENZERO, ZIBIBBO E BACCALA’


Ingredienti per 2 persone

170 g di riso vialone nano Riserva San Massimo

1 foglia di alloro

1 spicchio d’aglio rosa

½ bicchiere di pinot bianco alto adige

½ bustina di zafferano in polvere dell’Aquila dop Altopiano di Novelli

200 g di filetto di baccalà già dissalato

Uvetta sultanina bio

Un pezzetto di zenzero fresco bio

Olio evo qb, sale fino, aglio in polvere



Cuocere nel microonde 5 minuti a potenza max il baccalà. Scolarlo, tenere da parte l’acqua rilasciata durante la cottura. Togliere la pelle, farla asciugare su carta scottex, posizionarla fra due fogli di carta da forno e farla essiccare nel microonde a colpetti di 30-40 secondi alla volta a potenza max. A seconda dello spessore della pelle ci vorrano 2-3 minuti. Sbriciolarla e tenerla da parte per la decorazione finale del risotto.

Mettere a bagno in acqua calda l’uvetta. Strizzarla, asciugarla e metterla da parte.

Tritare grossolanamente la polpa di baccalà, metterla nel bicchiere del frullatore ad immersione, versare un poco della sua acqua di cottura, un pizzico di aglio in polvere e abbondante olio a filo, frullare montando fino a che risulterà una bella crema.

In una casseruola, fate sudare lo spicchio d’aglio passato nello spremi aglio con la foglia d’alloro, due cucchiaiate d’ olio e un pochino dell’acqua di cottura del baccalà. Unite il riso, fatelo insaporire bene tostandolo a fuoco medio, per non bruciare l’aglio, sfumate con il vino bianco, fate evaporare e poi iniziate la cottura unendo la rimanente acqua di cottura del baccalà, acqua calda man mano e una generosa grattugiata di zenzero fresco. A 2 minuti dalla fine, unite lo zafferano in polvere e il baccalà mantecato. Spegnete, togliete dal fuoco, mantecate rimestando e scuotendo la casseruola. Assaggiate, regolate di sale se necessario. Fate riposare ancora un minuto e impiattate, cospargendo il risotto con le briciole di pelle essiccata e l’uvetta.


martedì 31 gennaio 2023

RISOTTO PULP MANTECATO ALLE BANANE CON POLPETTINE FRITTE DI RAZZA E CORIANDOLO

 



Uno degli ultimi temi del clan del risotto del venerdì era la mantecatura alternativa, vedi il risotto vegano alla parmigiana.

Mi era scappata la battuta "ma nessuno ha provato a mantecare con la banana?" Ed è finita che ci ho provato. Sembra una roba strana, come l'ananas sulla pizza ma, in realtà, in molte cucine esotiche,  la banana viene utilizzata nei piatti salati, soprattutto di pesce. Ho cercato un po' in giro, ho preso spunto qua e là, dai piatti cubani a quelli indonesiani e ho infine elaborato la mia versione.

Banana frullata con cipolla di Tropea fresca, coriandolo fresco, lime, peperoncino scotch bonnet, sale fino.
Riso arborio tostato con un filo d'olio, sfumato con aceto di mele, cotto con brodo leggero di razza (quello avevo a disposizione, visto che la razza la cucino spesso), mantecato con la crema di banane passata in freezer circa mezz'ora prima di avviare il risotto.
Sopra al risotto delle polpettine fritte di ritagli di razza, grattugiata di scorza di lime e foglioline di coriandolo.

Un bel miscuglio dolce, sapido, piccante, agrumato molto divertente. Sono contenta di aver trovato un buon equilibrio. Mi sono appuntata le dosi, ho pesato tutto, ed ecco qua la ricetta precisa.

Oserei dire che è un risotto PULP! Ho visto proprio di recente una mostra di Banksy e mi è sembrato un parallelo ad hoc! (nella foto sopra la nota interpretazione di Pulp Fiction di Banksy)
 

RISOTTO PULP MANTECATO ALLE BANANE CON POLPETTINE FRITTE DI RAZZA E CORIANDOLO


Ingredienti per 2 persone

160 g di riso arborio

Aceto di  mele

100 g di polpa di banana non eccessivamente matura

80 g di cipolla di Tropea fresca

Succo e scorza grattugiata di ½ lime o limone

3-4 rametti di coriandolo fresco + alcune foglie per guarnire

Sale fino, peperoncino in fiocchi Scotch bonnet

brodo di razza

ritagli di razza, 1 bianco d'uovo, pan grattato, olio di semi di arachidi

Olio evo Igp Sicilia frantoio Cutrera

Frullato la banana con la cipolla , il coriandolo, la scorza di lime grattugiata, aggiustato di sale e condito con peperoncino e succo di lime secondo il mio gusto (non eccessivamente piccante e il succo di lime a sufficienza per smorzare la dolcezza della banana ma senza prevaricare).

Risotto tostato con olio evo,  sfumato con aceto di mele,  cotto con brodo leggero di razza, mantecato con la crema di banane

Sopra al risotto: polpettine di ritagli di razza (impastati a crudo con un po' di bianco d'uovo), passate poi ancora nel bianco d’uovo sbattuto, panate con pan grattato e fritte con olio di semi di arachidi. Sale fino da ultimo. A completamento: foglie di coriandolo e grattugiata di scorza di lime


venerdì 23 settembre 2022

RISOTTO CON VONGOLE E COCCO

 

COSE TURCHE!!! Tranquilli...ora vi spiego!! E' il tema del nostro clan del risotto del venerdì.
Perché "cose turche"?
Si sa, le ispirazioni nascono ovunque. Questa è scaturita in seguito ad un commento di un nostro membro al post di domenica scorsa in cui annunciavo il tema dei fichi con la foto del modello e attore turco Can Yaman. Buttata lì per scherzo e poi mi sono chiesta, perché no?

Fare "cose turche", oggi, è un concetto un po' meno forte di un tempo, ci si scandalizza molto meno, oggi, siamo un po' abituati a cose turche in tutti i settori. Anche nel cibo, abbinamenti arditi, cucina d'avanguardia, cosa ci sorprende più oggi?

Quindi, un risotto a base di "cose turche" va interpretato in modo strettamente soggettivo oppure nel vero senso della parola, cioè di ispirazione turca. Quindi, le letture sono due: 

1. qual è la cosa più turca per voi? in senso gastronomico intendo magari per me è il gorgonzola con le cozze (che nonostante il mio palato avventuroso non ho mai avuto il coraggio di provare), per qualcuno può essere semplicemente la panna nella carbonara!!! L'importante è che argomentiate le vostre scelte!
2. risotto ispirato alla cucina turca. stop.

Io ho scelto la prima opzione. Che era un'idea nata prima di fare riferimento alle cozze con il gorgonzola (ma prima o poi le faccio, giuro!!) , ovvero un risotto cocco e vongole che avevo visto on line tempo fa e mi ripromettevo di provare. 

Se non si fosse capito, nonostante sia molto aperta alle sperimentazioni, su alcuni capisaldi della nostra cultura gastronomica sono abbastanza intransigente e fra queste ci sono le vongole, più delle cozze!! 
Per me le vongole sono zuppetta e spaghetti, rigorosamente in bianco, solo aglio, olio, prezzemolo e peperoncino. 

Va da sè che il cocco con le vongole mi destabilizza né più né meno del gorgonzola con le cozze! Ma poi  penso alle zuppe di pesce del sud est asiatico, in particolare della cucina thai, in cui compare spesso il cocco e annessi e connessi quali lime, peperoncino, zenzero, lemon grass e coriandolo e cercando on line, mi sovvengono i sapori, rammento di averle anche assaggiate durante il mio viaggio in Thailandia!!

Allora ho preso spunto qua e là e rielaborato a modo mio, come sempre,  ed ecco il risultato, che mi ha piacevolmente colpita. Temevo che l'aromaticità unica del cocco potesse insidiare le vongole, invece, oltre a mitigarne la sapidità, ovviamente, con la sua dolcezza, si fonde con esse e ne scaturisce un sapore veramente speciale, completato poi dal lime, dal peperoncino fresco che dà una sferzata pazzesca e dalle foglie di coriandolo. Non sono gusti tipicamente da risotto ma da provare almeno una volta!



Ingredienti per 2 persone
160-170 g di riso baldo Riseria Capittini
500-600 g  di vongole lupini 
2 generose cucchiaiate di trito di aglio e cipolla (bianca, dorata, scalogno…)
1 cucchiaio di olio evo dop Sabina
200-250 ml di acqua di cottura delle vongole  + eventuale brodo di gusci vuoti qb + acqua naturale qb
100-120 ml di latte di cocco (senza panna e senza zuccheri) 
20 g di olio di cocco vergine + 15 g di burro
1 lime non trattato
2 peperoncini  jalapeño freschi  rossi e verdi
Cocco rapé
Coriandolo fresco
 

Ho scelto il baldo perché assorbe molto bene i condimenti  e così si ottiene un gusto pieno ed avvolgente.

Fate aprire le vongole in una padella antiaderente molto capiente, a fuoco moderato. Appena i gusci iniziano a dischiudersi, coprite con il coperchio, abbassate la fiamma e dopo un minuto, spegnete e lasciate che continuino ad aprirsi lentamente. Fate raffreddare. Sgusciate tutte le vongole, mantenendone qualcuna col guscio per guarnizione, se gradite (io nella pasta lascio qualche vongola nel guscio, nel risotto no). Filtrate il liquido, misuratelo e mettetelo da parte.  Buttate tutti i gusci in un po’ d’acqua e fate bollire per 15-20 minuti. Filtrate, misurate e tenete da parte.

In una padellina antiaderente, fate rosolare dolcemente  aglio e cipolla tritati in un po’ d’olio e un cucchiaio di brodo di vongole.

Tostate il riso a secco  in una casseruola, unite il trito di aglio e cipolla, fate insaporire velocemente a fiamma vivace,  spruzzate con un po’ di succo di lime e iniziate la cottura unendo poco alla volta un po’ di acqua di cottura delle vongole e acqua naturale bollente.  A 6-7 minuti dalla fine, unite anche il latte di cocco, poco alla volta, assaggiate e dosate aggiungendo altra acqua delle vongole o acqua naturale bollente, a seconda della sapidità.  Ovviamente non sarà necessario salare.   A fine cottura, unite le vongole sgusciate e spegnete lasciando il risotto morbido.  Togliete la casseruola dal fuoco, fate riposare un paio di minuti, poi mantecate con il burro e l’olio di cocco freddissimi  e unite una grattugiatina di scorza di lime. Altro riposino coperto.

Impiattate e guarnite con foglioline di coriandolo fresco, un’ulteriore grattugiatina di scorza di lime, del cocco rapé, se volete rinforzare il gusto cocco, e delle rondelle di peperoncini. 


venerdì 16 settembre 2022

RISOTTO AI FICHI, ALACCIA E LIME

 

UN RISOTTO FICHISSIMO!! 

Forse non sarà proprio fichissimo ma è dedicato al fico, uno dei frutti più rappresentativi di settembre, secondo il tema del nostro clan del risotto del venerdì!

Mi sono ispirata ad un risotto squisito, e veramente fichissimo, assaggiato recentemente in un ristorantino delizioso, La Locanda del Sole di Querceto: risotto fichi, salame e lime. Buonissimo e ben calibrato in un bel rincorrersi di dolce, sapido e lo spiccato e raffinato aroma agrumato del lime. Semplice ma non facile! 

Gusti consolidati, tranne che per l'inserimento del lime che rinfresca e rende l'insieme molto elegante. Il  fico, dolcissimo, ben si sposa per contrasto con elementi sapidi e salame e fichi, o prosciutto e fichi, così come prosciutto e melone, rappresentano matrimoni gastronomici ormai indissolubili e ben radicati nella nostra cultura.  


Avrei voluto riprodurlo tel quel ma poi ha prevalso la passione acciugosa e, adorando  pane burro, acciughe e fichi, con l'immancabile grattugiatina di limone, ho sostituito subito il salame con un prodotto simile all'acciuga, non molto conosciuto, e il limone con il lime.  

Finalmente ho utilizzato l'alaccia sott'olio di Fish Different, un'azienda conserviera calabrese di prodotti ittici, incontrata  a Taste a Firenze questa primavera.  , che adotta una filosofia etica utilizzando solo pesce pescato con metodi eco-sostenibili. Per le conserve utilizzano in olio extravergine d'oliva. 

L'alaccia è un pesce azzurro che appartiene alla stessa famiglia di sardine e aringhe. E' infatti facile confonderla per una grossa sardina. Ha carni sode  e si presta  bene per le conserve sott'olio.  Quella di Fish Different è squisita, sapidità giusta, non sparata. Usata anche per un mio cavallo di battaglia che si potrebbe trasformare tranquillamente in risotto : spaghettoni con datterini gialli, aglio, acciughe conservate (o alaccia in questo caso), scorza grattugiata di limone, origano e fiori di finocchietto selvatico.

Ma concentriamoci sui fichi. Ecco la ricetta. Le dosi sono molto indicative, dipende dalla sapidità delle acciughe o alacce che avete a disposizione, dalla dolcezza del fico, da quanto burro vogliate usare e dall'aromaticità del lime. Assaggiate, sempre, assaggiate e dosate poco alla volta!

RISOTTO AI FICHI, ALACCIA E LIME 


Ingredienti per 2 persone 

170 g di riso Sant'Andrea dop Baraggia Riso Goio 1929
2 cucchiaiate di trito di scalogno e aglio rosa
olio evo qb
acqua o brodo vegetale per la cottura
4-5  fichi verdi o rossi
3-4 Filetti di alaccia o acciuga sott'olio extravergine d'oliva Fish Different
1 lime grande non trattato
50 g di burro 
Aceto di mele qb
menta fresca

Tagliare a pezzettini un paio di filettoni di alaccia o 4-5 di acciuga sott'olio, farli sciogliere dolcemente in un pochino d'olio. Raffreddare e poi mescolare con il burro morbido. Mettere in freezer a solidificare.

Avviare il risotto facendo rosolare molto dolcemente in poco olio lo scalogno e l'aglio, aggiungere il riso, tostare bene, salare un pochino, sfumare con un cucchiaio di aceto di mele, portare a cottura aggiungendo acqua bollente man mano (o brodo di verdura leggero) 
A due minuti dalla fine, unite la polpa spezzettata di un paio di fichi piccoli o uno grande. Spegnete al dente, fate riposare un paio di minuti, infine unite il burro all'alaccia o acciuga, una spruzzatina di succo di lime e una grattugiatina di scorza,  mantecate bene. Se necessario, regolate di sapidità, aggiungendo eventualmente qualche goccia di colatura di alici, tenendo conto che poi verranno messi dei tocchetti di alaccia alla fine che daranno una bella spinta sapida! 
Impiattate, stendete bene il risotto con dei colpetti sotto al piatto, guarnite con tocchettini di fico, alaccia, e un'ulteriore grattugiata di lime. Completate con foglioline di menta


venerdì 24 giugno 2022

RISOTTO ESTIVO AI DATTERINI E PEPERONI GIALLI

 


Un bel risotto in giallo per salutare l'estate nel nostro clan del risotto del venerdì, anche se è già un bel po' che è scoppiata!! 
Il giallo è il colore estivo per eccellenza, richiama il sole, il calore, la sua energia e la natura ci regala tanti frutti, verdure e fiori in giallo! 
Ecco quelli che ho scelto per il  mio risotto, non solo per i colori ma anche per la loro armonia a livello di gusto: purea di peperoni e datterini gialli (che si compensano a vicenda fra note dolci e vegetali), datterini caramellati, limoni confit alla marocchina, fiori di finocchietto selvatico essiccati, peperoncino scotch bonnet in fiocchi.
A spezzare la monocromia, l'argento delle acciughe e il bianco dello squacquerone, anzichè le onnipresenti stracciatelle e burrate modaiole e troppo pannose. Lo squcquerone ha quella sfumatura delicatamente acida come lo stracchino o la robiola, che adoro!!
Un risotto che mi ha molto divertita, in primis per il gusto, in cui ho miscelato elementi conosciuti, quindi non ho avuto grandi sorprese anche se niente è scontato...poi anche l'estetica mi ha molto soddisfatta, era esattamente quello che avevo in mente e sono riuscita ad impiattare bene!! Evviva l'estate e il giallo!!
E il vostro come sarà?



RISOTTO ESTIVO AI DATTERINI E PEPERONI GIALLI CON SQUACQUERONE, ACCIUGHE, LIMONI CONFIT E FIORI DI FINOCCHIETTO SELVATICO

170 g di riso vialone nano Riserva San Massimo

200 g di peperone giallo (al netto degli scarti)

100 g di pomodori datterini gialli + 4-5 per i pomodorini confit

sale fino, zucchero semolato, origano secco o timo fresco

fiori di finocchietto essiccati

peperoncino scotch bonnet in fiocchi

olio evo toscano monocultivar leccino qb

aceto di mele bio qb

1 spicchietto di aglio rosa

colatura di alici

2-3 acciughe al prezzemolo sott'olio Iasa 

un pezzetto di limone confit alla marocchina 

formaggio morbido tipo squacquerone o stracchino/stracciatella

Tagliare a metà 4-5  pomodorini, disporli su una placca da forno, irrorare d'olio, sale, zucchero e timo o origano essiccato. Cuocere in forno a 150° C per ca 35-40'

Mettere a congelare in freezer due cucchiaiate di olio per la mantecatura del risotto almeno un'ora prima.

Frullare i pomodori e i peperoni a crudo con un'idea di aceto di mele e un cucchiaio abbondante di olio in modo da ottenere una bella crema soda e liscia. Tenere da parte. 

Preparare le acciughe, spinandole e tagliuzzandole a striscioline. Rimuovere l'albedo dai limoni, sciacquarli velocemente e tagliarli a striscioline.  

Avviare il risotto tostando il riso con un filo d'olio, salare un poco, portare a cottura solo con acqua. A 5 minuti dalla fine unire la crema di peperoni e pomodori, e infine un trito d'aglio fatto sudare in una padellina a parte. A fine cottura, spegnere, regolare di sapidità con la colatura di alici. Mantecare con l'olio ghiacciato. Fate riposare un minutino e poi impiattate. Guarnite con i pomodorini confit, delle quenelle di squacquerone, sopra le quali posizionerete i tocchetti di acciuga e di limone confit. Cospargete infine con fiori di finocchietto essiccati e un pizzico di peperoncino.

E buon divertimento!! 

 


venerdì 10 giugno 2022

RISOTTO POLPO E FRAGOLE RELOADED

 


Questo risotto è un rifacimento di un vecchio risotto polpo e fragole, decisamente indegno, che ho sul blog dal 2013. Per questo venerdì, per il nostro clan del risotto, avevo pensato di proporre proprio questo: rifare un risotto che non ci aveva soddisfatti o farne uno che ci eravamo ripromessi di fare ma non ancora realizzato. 
Non mi mancano le idee per nuovi risotti ma volevo rifare proprio quello al polpo che ho sul blog,  che è uno dei risotti più indecorosi che abbia mai fatto!! 
Il risotto col polpo è sempre stato un mio classico piatto di recupero, lo facevo sempre il giorno dopo aver cotto il polpo,  per recuperare la sua acqua di cottura molto saporita. Quello con le fragole, era una variante realizzata per un vino che mi era stato omaggiato : Risotto polpo, fragole e De Re (il nome del vino) . Mi vergogno persino un po', forse dovrei toglierlo dal blog, oppure no, serve a mostrare i miglioramenti, no?  

Polpo e fragole è un abbinamento divertente, provato più volte. Ci ho riprovato e l'ho rifatto ancora due volte finché non mi ha soddisfatta, soprattutto a livello di composizione nel piatto!! Forse anche qui un errorino è scappato: le fragole sono troppo grosse? comunque era buonissimo, provare per credere ;-) 



170 g di riso Carnaroli Riserva San Massimo
Polpo cotto sottovuoto a bassa temperatura  e tagliato a carpaccio
Residuo di liquido di cottura del polpo
brodo di verdura
una decina di fragole mature
2 cucchiaiate di cipolla dorata tritata finemente
olio evo Dop Sicilia 
aceto balsamico
sale, zucchero
pepe rosa
menta e basilico freschi
paprica forte

Ho tostato il riso a secco, poi ho aggiunto la cipolla rosolata dolcemente a parte con un po' d'olio evo, bagnato con il brodo di verdura e iniziato la cottura aggiungendo man mano il liquido di cottura del polpo (molto concentrato e saporito) e il brodo. Dopo una decina di minuti, ho aggiunto metà fragole tagliate a pezzettini e ho portato a cottura. Alla fine, fuori dal fuoco, ho mantecato con dell'olio ghiacciato e ho regolato di sale (poco perché l'acqua del polpo è molto sapida).  
Mentre il risotto cuoceva, ho caramellato le fragole in un padellino con dell'aceto balsamico, zucchero, un'idea di sale e bacche di pepe rosa
Ho affettato a carpaccio una bella granfia di polpo
Ho messo il risotto nei piatti, disposto in superficie le fettine di polpo, guarnito con le fragole caramellate al balsamico, foglioline di menta e basilico e una spolverata di paprica



venerdì 11 febbraio 2022

RISOTTO 'NDUJA, MANDARINO E ACCIUGHE PER SAN VALENTINO

 


Il prossimo lunedì ricorre la festa degli innamorati. Ma sì, facciamo un bel risotto afrodisiaco per San Valentino! Ok, è abbastanza scontato ma noi del Clan del risotto del venerdì lo facciamo diventare divertente, piccante, stimolante, provocatorio, che accenda la passione insomma! Rosso o altri colori infuocati a gogo, cuoricini anche no, meglio se andiamo sull'aggressivo che sullo sdolcinato, per fare qualcosa di diverso.
Per gli ingredienti ritenuti afrodisiaci, fra mito e realtà, in cima alla lista troviamo : peperoncino, pepe e spezie, ostriche e altri frutti di mare, pesce azzurro ma anche cioccolato, frutta, verdura, radici che ricordano gli organi sessuali. Ma l'afrodisiaco è anche molto soggettivo, quindi nessun limite alle interpretazioni personali e alla fantasia!
A questo link un articolo ben fatto che approfondisce anche la parte scentifica di questo argomento.

Io gioco la carta piccante, infuocata, e scelgo la 'nduja. Mi sono ispirata ad un risotto 'nduja e mandarino, visto on line, di un ristorante romano che non citerò perché sono stati proprio scortesi. Ho fatto loro i complimenti e ho chiesto se potevano spiegarmi qualcosa di quel risotto ma non mi hanno neanche risposto.
Allora ho fatto di testa mia e la prima volta che l'ho fatto, ho voluto variare e usare l'arancia ma poi all'assaggio non mi aveva convinta. Quindi ci ho riprovato e ho usato i mandarini, come nella versione originale,  e  ho aggiunto anche dei pezzetti di acciuga e briciole di peperone crusco che, per affinità territoriale ma anche per il gusto, mi sembrava molto adatto.
Assaggiando e dosando, penso di aver raggiunto un buon equilibrio tra il piccante della nduja calabrese e la dolce aromaticità del mandarino. I tocchetti d'acciuga spezzano un po' la piccantezza e lo rendono meno a senso unico. Il crusco è pur sempre un peperone e col peperoncino va a braccetto! Le  scorze di mandarino essiccate, sperimentate per il risotto al cavolo viola e mandarino, non potevano certo mancare,  sono diventate una vera droga!! 

Per quanto riguarda il riso, ho provato il S. Andrea dop Baraggia di riso Goio 1929. Proviene da un territorio unico, che si fregia dell'unica dop italiana ed europea (che spero di visitare presto)  ma questo è coltivato  in  asciutta! Avevo già provato un S. Andrea e mi era piaciuto molto per la facilità di risottare, per i tempi più brevi  e per la tenuta di cottura. Il riso Goio mi stuzzicava da un po', da quando mi sono interessata ai vari tipi di riso e ho scoperto tanti produttori molto validi e sto cercando di provarne diversi. Ha una bella consistenza e un'ottima tenuta di cottura, le attese non sono state smentite


RISOTTO NDUJA E MANDARINO CON ALICI MARINATE,  BRICIOLE DI PEPERONE CRUSCO E POLVERE DI SCORZE DI MANDARINO ESSICCATE


Ingredienti per 2 persone
160 g di riso S. Andrea Dop Baraggia Biellese e Vercellese Riso Goio 1929
120 ml di succo di mandarino tardivo bio 
scorza fresca grattugiata di 1 mandarino tardivo bio
2 spicchietti d'aglio rosso di Sulmona 
2 acciughe sotto sale intere 
1 cucchiaio di ‘nduja in crema (o quantità a piacere)
Acqua  qb
Olio evo perenzana (cultivar calabrese)
Scorze di mandarino essiccate
Peperoni cruschi
4 acciughe fresche preventivamente abbattute o congelate come da prassi per il consumo del pesce crudo
sale fino e zucchero di canna chiaro qb
colatura di alici di Cetara

Per le scorze di mandarino essiccate: sbucciate dei mandarini bio o non trattati, cercate di rimuovere il più possibile l'albedo e infine fate essiccare le scorze in un essiccatoio o, come faccio io, su un foglio di carta da forno, sopra ad un termosifone per un paio di giorni ca. Poi tritatele finemente al coltello o nel mixer

Portate a 60 ° C ca 60 ml di olio evo perenzana con la scorza grattugiata di un mandarino. Fate raffreddare e tenete da parte in un contenitore chiuso con coperchio. 

Per le acciughe marinate: decongelate le acciughe già sfilettate e aperte a libro, tamponatele bene con carta assorbente, copritele con un mix di sale fino e zucchero di canna chiaro in parti uguali, fatele riposare ca 1 h in frigorifero. Infine sciacquatele, asciugatele bene e fatele marinare per almeno un paio d'ore con un'emulsione di olio evo aromatizzato alle scorze di mandarini (2 cucchiai da minestra ca) e colatura di alici di Cetara (1 cucchiaio da minestra). Ponete il resto dell'olio in freezer, servirà per la mantecatura del risotto.

Fate stufare l'aglio passato nello spremiaglio con le acciughe diliscate e dissalate, due cucchiai di olio evo e un cucchiaio d'acqua. Fate andare a fuoco lento fino a che le acciughe si saranno ben sciolte e l'aglio avrà rilasciato il suo aroma senza sfrigugliare.

Spremete 2 o 3 mandarini tardivi, prelevate 120 ml ca di succo. Sbriciolate uno o due peperoni cruschi.

Avviate il risotto tostando il riso a secco, abbassate un po' la fiamma, unite la salsina d'aglio e acciughe, fate insaporire velocemente, sfumate con  un poco di succo di mandarino, ravvivate la fiamma e poi allungate con l'acqua bollente e portate a cottura aggiungendo altra acqua man mano. A circa 5 minuti dalla fine, unite il resto del succo di mandarino. Spegnete lasciando il risotto ben fluido. Fate riposare un paio di minuti, infine unite la 'nduja e l'olio ghiacciato e mantecate bene. Ultimo riposo e poi via nei piatti dove finirete con dei tocchettini di acciuga marinata, la polvere di scorze di mandarino essiccate e delle briciole di peperone crusco. 



venerdì 12 novembre 2021

RISOTTO AI MARRONI, ARINGHE AFFUMICATE, FINOCCHIETTO E RAPA BIANCA

 


Questo venerdì  tocca ad un' altra protagonista d'autunno: la castagna per il Clan del risotto del venerdì, che altro?  Ma contempliamo anche i marroni naturalmente, e tutti i derivati. C'è anche una famosa birra corsa, Pietra, aromatizzata alla castagna. La prima nel suo genere, successivamente copiata da tanti altri birrifici, inclusi alcuni italiani. 

Per questo risotto ho pensato di riciclare una combinazione di ingredienti che mi aveva dato molta soddisfazione: marroni, aringhe, finocchietto e rapa bianca. Realizzata in forma di vellutata per un MTC a tema castagne e poi portata ad una manifestazione dedicata ai prodotti del Val d'Arno e Val di Sieve a Firenze nel 2014!!

Niente di più semplice da riciclare  in un risotto! Un bel mix di dolcezza/sapidità/ aromaticità/freschezza/ affumicato...Unica variante: i fiori di finocchietto selvatico in sostituzione dei semi di finocchietto che ancora non ci sono perché appunto ci sono ancora i fiori! E, non ultimo, il gin!

London dry gin millesimato, cioè aromatizzato con botaniche raccolte in un'unica stagione nelle isole Shetland! Molto profumato ed elegante

All'inizio, mi era balenata  l'idea di sfumare il risotto con la birra alla castagna ma poi temevo che avrebbe dato un gusto troppo marcato. Ultimamente vedo molti amici risottisti che utilizzano il gin. La caratteristica nota pungente fresca erbacea balsamica del ginepro e delle altre botaniche presenti nel gin mi ispirava proprio per aromatizzare la dolcezza dei marroni, in armonia con il finocchietto sia in foglie che in fiori. Spezza e rinfresca l'insieme la rapa, che, a crudo, fornisce anche un gradevole pizzicorino

Pronti? Via! 

RISOTTO AI MARRONI IGP MUGELLO, ARINGHE AFFUMICATE, FINOCCHIETTO SELVATICO E RAPA BIANCA


Ingredienti per 2 persone

Lessate 500 g di marroni igp del Mugello*  con qualche rametto di finocchietto e un pizzico di sale fino. Sbucciateli e prelevatene ca 200 g. Fateli  rosolare con abbondante cipolla dorata tritata, 1 foglia di alloro e un mazzetto di finocchietto selvatico, qualche bacca di ginepro schiacciata, olio evo Razzola. Devono cuocere solo una decina di minuti, eventualmente aggiungendo un pochino d'acqua calda, giusto per insaporirsi bene. Un pizzichino di sale alla fine, si tolgono gli aromi e si frulla tutto a crema densa.

*(ne basterebbero di meno per il risotto ma visto che è un bel lavoro, tanto vale abbondare perché si sa che mentre si sbucciano, se ne mangiano tanti!!)

Ammollate le aringhe affumicate  in acqua e latte per ammansire un poco la sapidità. Scolate, asciugate, tagliate a pezzettini.

Mettete 160 g di riso baldo in una casseruola, tostatelo  con un filino d'olio evo Razzola (gusto fruttato delicato, leggero piccante, amaro molto lieve) - sfumate con mezzo bicchiere di ottimo gin   - portate a cottura  con brodo vegetale verde (scarti di finocchi, sedano, cipolle, basilico, prezzemolo).  Verso la fine si aggiungono 3-4  cucchiaiate abbondanti di crema di marroni. Mantecatura con olio Razzola. 

Servite il risotto su un piatto piano caldo, sulla superificie del risotto ai marroni si dispongono dei pezzettini di aringa, scagliette di rapa bianca cruda e qualche fogliolina di finocchietto fresco e i suoi fiori freschi o essiccati. 


venerdì 8 ottobre 2021

RISOTTO ALLE MELE STAYMAN, CALVADOS E SGOMBRO LACCATO


Dopo sua maestà il porcino, tocca ad una regina d'autunno, la mela! Anche se alcune varietà fanno capolino già a fine agosto, la maggior parte delle mele raggiunge la maturazione ottimale tra la metà di settembre e ottobre. 


La mela è un frutto carico di significati emblematici sin dai tempi più antichi.  Da Eva a Biancaneve, passando per Paride e i pomi d’oro del Giardino delle Esperidi, dalla mitologia greca a quella celtica, da Eracle a Newton. Morsicata, come quella voluta da Steve Jobs per la sua Apple, posta di fronte al volto di un uomo con una bombetta, come quella dipinta da Magritte. La mela non è solo un semplice frutto accattivante dalla forma quasi sferica, essa è quello più investito di significato sul piano simbolico: la mela è conoscenza, religione, tentazione e seduzione. Cit. Mai fidarsi della mela 



Per il mio risotto con le mele per IL CLAN DEL RISOTTO DEL VENERDI' ho pensato da subito ad una mela fresca, dolce-asprigna e croccante come la fuji o la mela verde da abbinare ad un pesce azzurro marinato.  Mi è capitato di poter sfruttare un albero del giardino di amici, carico di squisite mele che desideravano essere solo raccolte. Loro non me l'hanno saputo dire ma a me sembrano inequivocabilmente stayman:  dolci e asprigne, dalla polpa croccante e succosa. Perfette!  Le ho ridotte in purea, insieme al sedano che aumenta la freschezza e le ho aggiunte proprio all'ultimo in modo da non farle cuocere, per mantenere un po' di acidità, sostenuta poi dalla robiola e una spruzzatina di aceto di mele. L'insieme dolce-asprigno accoglie il dolce-sapido e la spiccata nota ferrosa di un pesce azzurro come lo sgombro laccato alla soia (avevo anche pensato di affumicarlo brevemente al legno di melo ma avevo dimenticato l'occorrente..)  
La freschezza e l'aromaticità del coriandolo mi fa impazzire, lo trovo così elegante e soffro perchè nella mia zona non si trova. Capirete quando la settimana scorsa ho notato al supermercato una vaschettina di coriandolo fresco, non credevo ai miei occhi, ero felicissima!! 
Ultimo tocco per dare croccantezza e richiamare la mela all'interno del risotto : i riccioli di bucce di mela. Riccioli con ancora un po' di polpa attaccata, ricavati pelando la mela senza parsimonia, come di solito fa quello sciupone di mio marito, e poi fatte arricciare in acqua acidulata e ghiaccio. 


  RISOTTO ALLE MELE STAYMAN, CALVADOS E SGOMBRO LACCATO 


160 g di riso Carnaroli Il Riso di Magenta
40 g di cipolla bionda o scalogno
1 foglia di alloro piccola
1/2 cucchiaino di semi di coriandolo
250 g di polpa di mele STAYMAN (o fuji/mele verdi) al netto della buccia
100 g di cuore di sedano bianco 
1 limone non trattato
2 filetti di sgombro abbattuto (vedi prassi per il consumo del pesce crudo) : 80-100 g cad. al netto della pelle
sale fino e zucchero di canna in parti uguali, scorza di limone non trattato, semi di coriandolo 
salsa di soia
olio evo cultivar peranzana
50 ml di Calvados Réserve
(aceto di mele se necessario) 
brodo di verdura leggero qb
30 g di robiola vaccina fresca + 20 g di burro
Acqua e ghiaccio
Coriandolo fresco

Decongelate i filetti di sgombro, privateli di spine e pelle, metteteli in un contenitore e copriteli completamente, sotto e sopra, con un mix di zucchero di canna e sale fino in parti uguali, scorza di limone tritata e semi di coriandolo schiacciati. Lasciate marinare in frigorifero per un paio d'ore. Infine sciacquateli bene e attraverso un colino raccogliete le scorzette e il coriandolo. Asciugate bene i filetti tamponandoli con carta assorbente. Preparate un'emulsione di olio evo e salsa di soia in proporzione 1 : 2, unite anche le scorze di lime e i semi di coriandolo della prima marinata e coprite i filetti. Mettete di nuovo in frigorifero fino a 15 minuti prima dell'utilizzo. 

Sbucciate una mela con la mandolina o con un coltellino affilato cercando di lasciare un po' di polpa attaccata alla buccia. Tagliatele a julienne e fatele arricciare in acqua acidulata e ghiaccio. 

Tagliate le mele private della buccia a tocchetti, spruzzatele con un pochino di succo di limone, tagliate anche il sedano a tocchetti e infine frullateli insieme fino ad ottenere una purea. Fatela scolare su un colino, raccogliete il liquido e unitelo in cottura. 
 
Tritate finemente la cipolla e fatela rosolare dolcemente con un po' d' olio, mezza foglia di alloro e mezzo cucchiaino di semi di coriandolo schiacciati

Tostate il riso in casseruola senza grassi, salate un pochino, unite la cipolla con il suo olio e i semi di coriandolo, eliminate la foglia d'alloro. Fate insaporire bene, sfumate con il calvados. Procedete con la cottura unendo poco alla volta il brodo di verdura e il liquido di decantazione di mele e sedano. 
A 2-3 minuti dalla fine della cottura, unite la purea di mele e sedano, fate appena riprendere il bollore, assaggiate, regolate di sale e di acidità con un tocco di aceto di mele. Spegnete. Lasciate riposare un minutino. Infine mantecate con una generosa cucchiaiata di robiola vaccina e una noce di burro, entrambe ben fredde

Mentre il riso cuoce, togliete lo sgombro dal frigorifero, prelevatelo dalla marinata senza scolarlo troppo, anzi, se necessario, laccate bene la superficie spennellando con il liquido. Preparatelo su un piattino per il completamento del risotto, insieme ai riccioli di mela ben scolati e asciugati e le foglioline di coriandolo. Mettete il risotto nel piatto e disponete i pezzi di sgombro, i riccioli di mela e le foglioline di coriandolo sulla superficie. 

venerdì 21 maggio 2021

RISOTTO AI POMODORI GIALLI CON FIORI DI CAPPERI, ACCIUGHE E FIORI DI BORRAGINE

 

Questo venerdì i nostri risotti fioriscono!! Tema chiama tema e  le ispirazioni spuntano ovunque come i fiori selvatici!!  Un risotto di un membro del Clan del risotto del venerdì che contemplava delle romantiche roselline essiccate mi ha fornito l'idea del risotto fiorito. 

Attenzione però! Si vedono spesso utilizzi dei fiorellini solo a scopo decorativo e l'insidia della leziosità è sempre in agguato. Come ho specificato nel clan, risotto fiorito non vuol dire che mi fate un praticello di risotto verde e lo cospargete di fiorellini colorati, senza senso, della serie “chi cojo, cojo”….i fiori non vanno intesi solo come decorazione ma devono avere un loro preciso valore gustativo che si armonizzi col risotto. Molti fiori eduli hanno un gusto neutro, altri invece un forte carattere e vanno scelti con criterio. Per esempio, mai provati  i fiori di nasturzio?  Sono piccanti!! I fiori di begonia e acetosella sono spiccatamente aciduli, quelli di calendula ricordano lo zafferano, i fiori d’aglio selvatico sanno inequivocabilmente d’aglio…i fiori di lavanda ehm.. sanno di bagnoschiuma o ammorbidente ma a qualcuno piace … Scherzi a parte, se potete andare per campi, in questo periodo c'è solo l'imbarazzo della scelta: fiori di rapini, piselli selvatici, camomilla, dente di leone, borragine, acetosella, aglietto e cipolle, cardi, calendula..... Ma ci sono anche tanti negozi/supermercati o shop on line che offrono fiori eduli misti.
Però si possono usare anche gli infusi di fiori freschi o essiccati, per esempio la camomilla, il karkadé, la malva o l'acqua di fiori d'arancio, l'acqua di rose.... e poi ci sono sempre i fiori di zucca che mettono tutti d'accordo soprattutto quando sono fritti, giusto?


Io avevo diverse idee, come al solito, avevo pensato ai piselli selvatici che hanno fiori meravigliosi, magari messi su un risotto fatto con i piselli novelli abbinati a delle seppie ma il fiore passava in secondo piano. Anche la borragine con i suoi bei fiori viola era materia interessante ma più per l'idea che per il gusto, non mi fa impazzire. Poi ho visto delle cascate di capperi con i loro fiori e boccioli semi-aperti sulle rovine di un casolare di campagna durante una passeggiata e mi si è accesa la lampadina!!


Del resto gli stessi capperi sono fiori, sono i boccioli non ancora schiusi dei fiori di cappero. E non poteva essere allora che un risotto capperi e acciughe!! Per la base del risotto, opto per i pomodori gialli che sono piuttosto dolci e li uso spesso per fare un sughetto per la pasta o condimento della pizza insieme ad aglio, acciughe e capperi appunto. Quindi vai col risotto ai pomodori gialli, aglio, capperi  e acciughe con boccioli e fiori di cappero fritti e le foglioline più tenere della borragine che hanno un gusto di cetriolo e sono spesso assimilate alle ostriche per dare una sfumatura insolita; i fiori invece aggiungono un tocco di dolcezza. 


Scopriamo allora come preparare questo RISOTTO AI POMODORI GIALLI, FIORI DI CAPPERI, ACCIUGHE E FIORI DI BORRAGINE 

160 g di riso carnaroli Dop Baraggia Vercellese e Biellese
1 vasetto da g. 340 di polpa di pomodori gialli conservati Mediterranea Belfiore 
1 spicchio d’aglio grande
2 filetti grossi d’acciughe sotto sale siciliane
1 cucchiaio di capperini di Pantelleria sotto sale
Fiori di cappero freschi completamente aperti + alcuni boccioli semi-aperti + boccioli chiusi qb
Fiori di borragine 
1 cucchiaio di olio evo + 25 g di burro
Colatura di alici di Cetara qb
Olio di semi di arachide per friggere

Lavate accuratamente tutti i fiori e le foglioline più tenere della borragine, poi metteteli ad asciugare su carta assorbente.

Diliscate le acciughe salate, sciacquatele in acqua corrente e asciugatele tamponandole bene con carta assorbente da cucina. Mettete in ammollo i capperi sotto sale con acqua calda. Scolateli e tritateli finemente.

Passate l’aglio nello spremi aglio, fatelo appassire dolcemente con l’olio e le acciughe fino a che queste si scioglieranno. Unite la polpa di pomodori gialli frullati con la loro acqua di conservazione ed eventualmente  passati al setaccio, fate insaporire bene e restringere un pochino.

Avviate il risotto tostando il riso a secco, unite poco a poco acqua calda per portare a cottura. A 5-6 minuti dalla fine, unite la salsa di pomodori gialli e i capperi tritati. Nel frattempo scaldate l’olio per friggere. Spegnete il risotto a 2 minuti dalla fine della cottura. Coprite con un canovaccio, lasciate riposare un minutino, infine mantecate con il burro ben freddo. Assaggiate, regolate eventualmente di sale aggiungendo della colatura di alici (dipende molto da quanto sono sapide le acciughe e i capperi utilizzati. Io ho dovuto aggiungere un pochino di colatura di alici). Fate riposare il risotto ancora un minuto o due. Mentre il risotto riposa friggete velocemente i capperi, scolateli su carta assorbente. 

Impiattate distendendo bene il risotto su un piatto piano e cospargete con i fiori di cappero  fritti, i fiori e le foglioline di borragine



venerdì 19 febbraio 2021

RISOTTO AL BERGAMOTTO E PESCE SPADA IN AGRODOLCE

 

E' venerdì amici, quindi..risotto! Siamo già al quarto appuntamento con il nostro Clan del Risotto del venerdì. Devo dire che sono molto contenta per la bella atmosfera rilassata e tranquilla che si è creata sin da subito in questo gruppo, nato per il puro piacere di condividere, confrontarsi, arricchirsi a vicenda e soprattutto divertirsi! Un po' di leggerezza non guasta in questo incubo che stiamo tutti vivendo. Mi auguro che si possa continuare così a crescere sia in termini numerici che qualitativi e costruttivi.

Sono inoltre conrtenta che abbiano aderito anche molti chef e cuochi professionisti nonostante le difficoltà che stanno affrontando ed esterno loro la mia solidarietà!
Da domenica,  sono di nuovo disoccupata per chissà quante settimane ancora, fin tanto che la Toscana rimarrà in fascia arancio, ahimé!! E quindi, ho già avvisato i risottari del gruppo di tenersi pronti  che avrò più tempo libero per sviluppare un'ideuzza da proporre. Vi pareva che  si stava tranquilli a scodellare risotti sciuè sciuè a ruota libera? Urgono stimoli, per vivacizzare un po' la discussione e scaldare gli animi. Quindi pentole pronte e via!!!

Il risotto al bergamotto e pesce spada in agrodolce è nato dall'amore che provo per questo frutto di stagione dal profumo così singolare e penetrante. Mi piace la sua acidità importante ma soprattutto l'aroma unico della sua buccia, amaro compreso. Qualche settimana fa ho provato un abbinamento che mi frullava in testa, non solo per la rima : lampredotto e bergamotto ma non è venuto quello che credevo, forse gestito male ma insomma una forzatura, non ho ritenuto neanche di riprovarci.

Poi un'altra rima si è intrufolata nei miei pensieri risottari: risotto al bergamotto. Sull'esempio del risotto al limone, avrei potuto provarci. Infatti cercando on line, ho trovato esempi di risotto al bergamotto. Al solito leggo, prendo spunti e poi rielaboro a modo mio. Ancora una volta decido di abbinare un pesce e il pesce spada mi appaga sia per onorare la territorialità del bergamotto, tra Sicilia e Calabria, che per la dolcezza e grassezza della polpa a contrasto con l'agrume (e in ogni caso l'avevo già sperimentato in agrodolce con miele e agrumi : IL MIO INNO ALLA SICILIA : PESCE SPADA IN AGRODOLCE AL MIELE DI FIORI D'ARANCIO

Per questo risotto ho voluto provare un nuovo acquisto, avendo letto nel gruppo alcune informazioni riguardanti le varietà di riso e ho scoperto il riso Sant'Andrea Dop Baraggia. Cito dal sito della Dop Baraggia : "Fiore all’occhiello della Baraggia, il riso S. Andrea di Baraggia prende il nome dalla storica Abbazia di Vercelli, dove è utilizzato per la preparazione del piatto tipico locale, la panissa. E’ un riso dal chicco più piccolo rispetto ai tradizionali risi da risotto, ma con un’ottima consistenza che conferisce al chicco una buona tenuta di cottura. E’ amato dagli chef perché cuoce in minor tempo rispetto agli altri risi di risotto, abbattendo i tempi di servizio, e perché rilascia molto amido in cottura, creando quella cremina indispensabile per la riuscita del risotto mantecato all’onda. Per queste sue caratteristiche il S. Andrea è molto apprezzato anche per la preparazione di arancini e supplì, che richiedono proprio un riso dall’anima croccante e la buona tenuta di cottura, ma con la capacità di legare bene i chicchi tra loro"

RISOTTO AL BERGAMOTTO E PESCE SPADA IN AGRODOLCE

Sono molto contenta del risultato ottenuto a livello gustativo. Il riso è veramente buono e sono riuscita a gestire bene il bergamotto. Nella foto purtroppo, però,  si vede che il risotto  non è perfettamente mantecato ma perché ho avuto fretta di toglierlo piuttosto al dente e senza fargli il dovuto riposo post mantecatura, per comporlo, fotografarlo e riuscire a mangiarlo al punto giusto di cottura. Infatti quello rimasto in pentola, ripreso e riscaldato appena, era perfettamente cremoso, non all'onda ma cremoso.  La prossima volta non mi frega, lo fotografo quando è perfetto e se poi si mangia un po' avanti, amen...ma non credo perché comunque, ho constatato che  questo riso tiene veramente molto bene la cottura

Inredienti per 2 persone


170 g di riso Sant'Andrea Dop Baraggia

1-2 bergamotti di Calabria/Sicilia

Olio evo Dop Monti Iblei (il mio è un blend di tonda iblea e bianco lilla,  fruttato intenso di pomodoro verde, gusto deciso, leggermente pungente,  mai amaro con sfumature di mandorla e oliva verde)
 
1 porro grande

Vino bianco morbido e profumato, preferibilmente con note agrumate e floreali (io catarratto siciliano) 

Brodo: 1,5 l acqua 1 carota, 1 gambo di sedano, mezzo porro con parti verdi, pepe Sichuan, 1 foglia di alloro, 3-4 scorze di bergamotto – succo di mezzo bergamotto

Pesce spada fetta da 1 cm, polpa pulita 100 g ca – farina di mandorle, ½ cucchiaio di miele di agrumi o di zagara, 2-3 cucchiai di succo di bergamotto, sale fino

Sale, pepe di Timut,  timo limone

Stufare i porri a parte con olio e alloro. Tostare il riso con poco olio, salare un pochino, sfumare con un po’ di vino bianco. Bagnare con un po’ di brodo. Unire i porri senza la foglia di alloro. Continuare col brodo fino a cottura.

Nel frattempo panare i bocconcini di spada nella farina di mandorle, rosolarli in un po’ d’olio, bagnare con l’emulsione di miele e bergamotto (appena intiepidita per far sciogliere bene il miele),  cuocere pochi minuti, regolare di sale. Tenere in caldo coperti.

Spegnere il risotto lasciando bene all’onda, regolare di sale (poco, il risotto non deve risultare troppo sapido), condire con una bella spruzzata di succo di bergamotto secondo il proprio gusto, mantecare con olio evo passato in frigorifero per qualche ora. Far riposare qualche minuto coperto.

Nel piatto: grattugiata di scorza di bergamotto, pepe timut macinato al momento, foglioline di timo limone, bocconcini di spada. 

Sentirete che profumo...elegantissimo!

 

venerdì 29 gennaio 2021

RISOTTO ALLA ZUCCA CON POLPO PIASTRATO, AGLIO NERO E PAPRICA AFFUMICATA

 

Poco prima di Natale, con un certo stupore, avevo trovato nella biblioteca paterna un libro insolito per i gusti e le passioni quasi mono-tematiche del mio papà! Era un instancabile storico e ricercatore delle due guerre mondiali, avido lettore di libri di storia in generale e biografie di personaggi storici. Quindi trovare un libro di cucina, che non fosse di mia mamma, mi ha sorpreso! Il libro in questione è  L'Abbuffone di Ugo Tognazzi. Forse gliel'avevano regalato, più per il personaggio che per le ricette contenute nel libro. Pubblicato nel 1974, Tognazzi, attore gourmet e gourmand, soprattutto gourmand,  all'apice della sua fama, si racconta attraverso ricette che evocano storie, personaggi e aneddoti relativi a fasi significative della sua vita sia privata che professionale.  Tutto narrato con un linguaggio schietto e disinvolto, a tratti boccaccesco, dal comico al tragi-comico, come era Tognazzi del resto; insomma, una lettura spassosissima. Infatti, non sono tanto le ricette che hanno attirato la mia attenzione -  troppo ricche di grassi, perlopiù saturi ovviamente, che ti si impennano colesterolo e trigliceridi solo a leggerle - ma è il modo personalissimo di "raccontare" le ricette, che mi ha conquistata,  divertendomi molto e fornendomi lo stimolo a prenderlo un po' da esempio e rivedere la mia esposizione. E ci provo subito...

Metti che ti avanza un po' di polpo e il suo liquido di cottura e magari anche un po' di purea di zucca. Devi solo aggiungere il riso e il gioco è fatto!! Beh, poi magari mentre costruisci mentalmente il piatto, ti viene voglia di arricchirlo un po' e sfrutti qualche idea già collaudata, o ti lasci trasportare dalla passione del momento, valuti attentamente le combinazioni, ma  ti imponi di limitarti negli abbinamenti, di non farti prendere la mano del famolo strano, che è un rischio sempre in agguato. Ti concentri su quanto imparato in questi anni, pochi elementi ma scelti con criterio, focalizzi l'attenzione sulla credibilità del gusto più che sull'originalità tout court, non ti fai schiavizzare dall'estetica, insomma non puoi più fare errori da principiante ....senti un po' quante elucubrazioni mentali stanno dietro ad un risotto! Ma è così! Quando la semplicità non vuole essere sinonimo di banalità...

Alla fine di tutti i discorsi, una volta impiattato, credete che non mi sia posta la domanda se mancasse un tocco di verde, nella composizione per un migliore effetto cromatico? Magari un'erba aromatica..Certo che sì! Ma siccome le erbe le uso con grande cautela e non le considero solo foglioline decorative, qui non me ne piaceva nessuna. Avevo tutti i gusti che volevo. Punto. E a dirla tutta, non mi dispiace l'effetto cromatico tutto nelle sfumature di giallo, arancio, rosso e bruno.  

E il gusto? Non è sicuramente una sorpresa il gioco dolce-sapido di zucca e polpo, forse più curioso è l'intervento dell'aglio nero dalle raffinate note di  frutta secca, di liquirizia  e di torrefazione che impreziosiscono  e intensificano l'insieme e si sposano con l'impennata affumicata della paprica.  Infine, il garbato pizzicore del peperoncino e l'aromaticità della scorza di limone rinfrescano il palato. 

Per dirla con Tognazzi "dite la verità, al limone non avreste mai pensato vero?!"  Comunque...Se non vi ho convinto, non rimane altro che provare a farlo! 

RISOTTO ALLA ZUCCA CON POLPO PIASTRATO, AGLIO NERO E PAPRICA AFFUMICATA

Riso carnaroli, quantità secondo gli appetiti. Il risotto lo sapete fare, immagino (cit Tognazzi)...Per questo io sono partita da una base di cipolla ramata (ma andrebbe bene anche lo scalogno) olio evo (Tognazzi avrebbe fatto burro e olio) e salvia. Niente vino. 

Un po' di polpa di zucca delica o mantovana, varietà perfette nei risotti, già cotta e magari frullata. 

Qualche tentacolo avanzato di un bel polpo grossotto cotto sottovuoto a bassa temperatura (il mio era un pochino più di 1 kg, messo in due buste ben appiattito, in bagno termostatico a 72° C per 7 h). Quando aprite la busta del sottovuoto, mettete da parte il liquido rilasciato dal cefalopode (sì non si chiama mollusco!!)  Ora hanno scoperto tutti la maionese con l'acqua del polpo che gli chef, comunque, fanno già da anni, ma ho visto pochi sfruttarla per il risotto, non capisco perché!! 

Aglio nero Umami 3-4 spicchi 2-3 cucchiai d'acqua, olio evo  e panna vegetale. 

E ancora, per finire : scorza di limone non trattato, paprica affumicata, se piace, altrimenti paprica dolce, peperoncino in fiocchi scotch bonnet. 

Quindi, tutto pronto? Avviate il risotto, usate anche l'acqua del polpo per la cottura, come ho già scritto sopra,  per il resto, anche solo acqua o brodo vegetale. Io rosolo la cipolla nell'olio e salvia a parte e la unisco dopo la tostatura del riso ma potete anche optare per il metodo tradizionale, soffritto + riso etc....Per quanto riguarda la zucca, essendo già cotta, l'ho inserita a metà cottura. 

Mentre il riso cuoce, o meglio prima,  altrimenti vi fate prendere dall'ansia di non fare tutto in tempo e rischiate di far  casino, fate la salsetta all'aglio nero come spiegato qui.... Non avete voglia di guardare il post precedente?  E va bene, la copio e incollo: sbucciate 4 spicchi d’aglio nero, scioglieteli  in 4-5 cucchiaiate d’acqua calda, un po' di olio evo, un pizzico di sale e un cucchiaio di panna vegetale. Passate al colino cinese per avere una salsa liscia.

Il polpo invece va piastrato proprio all'ultimo così da metterlo sul risotto bello caldo. Preparate quindi una padella di quelle col fondo antiaderente molto spesso, fatela arroventare, tagliate il polpo in senso obliquo così da farne delle fettine oblunghe più che rondelle e piastratele qualche minuto da ogni lato, dovranno caramellare (per fare questo, ovviamente non avrete tolto né pelle né ventose, giammai!! quei polpi che sembrano sbiancati in candeggina non si possono vedere...sgrunt)

Mantecate il risotto con l'olio evo, fatelo riposare qualche minuto col coperchio. Impiattate, allargate bene il risotto dando dei colpetti sotto al piatto che avrete fatto riscaldare in modo da mantenere la temperatura,  disponete velocemente sulla superficie le fettine di polpo, mettete un po' di salsa d'aglio nero qua e là e infine spolverate con un pizzichino di paprica e  una grattugiata di scorza di limone, senza dimenticare un tocco delicato di peperoncino scotch bonnet.

Portate in tavola inebriandovi degli effluvi meravigliosi che si sprigionano, offritelo con fare teatrale e sfoderate il vostro miglior sorriso di soddisfazione, vi meriterete gli applausi! 

PS: nottetempo mi sarebbe venuta un'ideuzza...e se creassimo un clan del risotto del venerdì? Perché se il giovedì è dedicato agli gnocchi, il venerdì si potrebbe dedicare al risotto, no? Dai...chi ci sta?


venerdì 17 aprile 2020

FUSILLI RISOTTATI CON QUEL CHE RESTA DI CECI E BACCALA'


Quando scatta il neurone, causa Mtchallenge, scatta e non si può che assecondarlo. Del resto, il tema è stimolante, la materia prima c'è,  il tempo non manca e ci si può dedicare con tutta calma. Ricordo quando facevo i salti mortali pur di partecipare alla gara, costruivo mentalmente il piatto all'annuncio del tema mensile, eccitata e stimolata dalla sfida, mi procuravo gli ingredienti e mi programmavo diligentemente l'esecuzione che doveva trovare spazio zigzagando tra un impegno e l'altro, a volte anche in modo rocambolesco ma quanto mi piaceva ritagliarmi quei momenti in cui mi dedicavo anima e core alla preparazione del piatto per il nostro amatissimo gioco on line! 

Ma anche ora è un piacere, diverso, ma è un bel momento di svago e spensieratezza. 
Allora, prima di cadere in tristi amarcord della nostra vita negli anni  BC19, ovvero prima dell'innominabile, andrò dritta al punto.
Ieri la mia prima proposta per questo revival emmeticino : MEZZE MANICHE CON RAGU' DI SCARTI VERDI E MUDDICA ALLISCATA. Oggi, del tutto estemporanea, ecco la mia seconda proposta secondo il  tema: la pasta con gli scarti
Non buttare via nulla e riciclare gli scarti è sempre cosa buona e giusta, a maggior ragione di questi tempi grami. 
Oggi avevo programmato un super classico: ceci e baccalà. E proprio in virtù della sfida, mi sono detta "perché non cuocere la pasta nell'acqua di cottura del baccalà e dei ceci? E poi tutto il resto è venuto da sé, anzi no, la pelle croccante me la volevo giocare da tempo, finalmente è arrivato il suo momento ed è un omaggio all'amico chef Luciano Zazzeri, scomparso tragicamente lo scorso anno, devo a lui l'utilizzo della pelle di baccalà di cui era ghiotto, così come quella di altri pesci!

Il risultato è stato superiore alle aspettative. La collosità dell'acqua faba (l'acqua di cottura dei ceci) unita al glutine rilasciato dalla pasta hanno creato una deliziosa e avvolgente cremina (difficile da fotografare perché si asciuga velocemente); i due sapori si fondono tra dolcezza e sapidità e si impregnano delle sfumature di aglio e rosmarino, si completano col tocco gentile agrumato della scorza di limone e olio al limone, e infine la graffiata della paprica affumicata e il croccante sapido della pelle del baccalà regalano un tocco intenso e di carattere. Insomma, m'è garbata parecchio e scommetto garberà anche agli amici livornesi!! 

FUSILLI RISOTTATI CON QUEL CHE RESTA DI CECI E BACCALA'


Ingredienti per 2 porzioni ca

600-700 g di baccalà già ammollato 
600-700 ml ca d'acqua
200-300 ml di acqua faba (acqua di cottura dei ceci)
1 spicchio d'aglio rosa
1 rametto di rosmarino fresco
olio evo igp toscano con buon piccante e amaro
olio evo al limone bio (olio franto con i limoni, non aromatizzato al limone!!)
scorza di limone non trattato qb 
paprica affumicata (o paprica dolce/piccante a piacere) qb
sale, pepe di mulinello

180 g di pasta secca di semola di grano duro tipo fusilli o torciglioni/penne....

Rimuovere la pelle del baccalà con un coltellino ben affilato. Lessare in acqua abbondante a coprire  i  filetti di baccalà. Mettere il coperchio in modo da non fare evaporare troppa acqua che ci servirà per la pasta. A seconda dello spessore del pesce, saranno necessari  10-15 . 
Far essiccare la pelle  in forno a 150-160° C per 40-50 minuti o fino a che si sarà sufficientemente disidratata. Infine ridurla in briciole e renderle croccanti in una padellina appena velata d'olio evo. Mettere da parte. Non è necessario salare.


Se si vuole risottare la pasta da cruda, premurarsi di avere molta acqua di baccalà e ceci, per 180 g di pasta, 400-500 ml di acqua in totale. Se invece si vuole lessare la pasta prima in acqua, senza sale, si calcoli metà tempo e poi la rimanente metà in padella con l'acqua di baccalà e ceci aggiunta poco alla volta qb.
In ogni caso, si parte facendo stufare l'aglio sbucciato e intero, se si vuole rimuovere alla fine o  passato nello spremi aglio, se si lascia nel sughetto (a noi l'aglio piace e ce lo lasciamo), con un po' d'olio evo, un rametto di rosmarino fresco (perché i ceci chiamano tradizionalmente il rosmarino mentre i fagioli la salvia) e  qualche cucchiaiata delle due acque,  unite la pasta, risottatela completamente, aggiungendo le acque via via, oppure aggiungetela cotta per metà tempo e finite di risottarla con lo stesso sistema. Da ultimo, lasciate il sughetto abbastanza fluido e fuori dal fuoco mantecate con l'olio al limone. Impiattate, cospargete con scorza di limone grattugiata, pepe nero di mulinello (altro must con i ceci a Livorno), briciole di pelle di baccalà essiccate e fritte e infine un pizzico di paprica affumicata, se piace (è una mia mania, anche nell'hummus di ceci a me piace affumicata) oppure paprica dolce o piccante, a ciascuno la sua..

Conclusioni: 
Lo so che chi si loda si imbroda ma quando ci vuole...Se siete amanti di ceci e baccalà, penso che mi ringrazierete.  E' un omaggio alla tradizione popolare toscana e non solo perché ceci e baccalà è un classico di molte regioni, un piatto di riciclo che profuma d'amore e dedizione, saporito e gustoso e fatto praticamente con niente!!  Vi sembra poco?

HANNO ABBOCCATO ALL'AMO