Visualizzazione post con etichetta Aringhe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aringhe. Mostra tutti i post

venerdì 12 novembre 2021

RISOTTO AI MARRONI, ARINGHE AFFUMICATE, FINOCCHIETTO E RAPA BIANCA

 


Questo venerdì  tocca ad un' altra protagonista d'autunno: la castagna per il Clan del risotto del venerdì, che altro?  Ma contempliamo anche i marroni naturalmente, e tutti i derivati. C'è anche una famosa birra corsa, Pietra, aromatizzata alla castagna. La prima nel suo genere, successivamente copiata da tanti altri birrifici, inclusi alcuni italiani. 

Per questo risotto ho pensato di riciclare una combinazione di ingredienti che mi aveva dato molta soddisfazione: marroni, aringhe, finocchietto e rapa bianca. Realizzata in forma di vellutata per un MTC a tema castagne e poi portata ad una manifestazione dedicata ai prodotti del Val d'Arno e Val di Sieve a Firenze nel 2014!!

Niente di più semplice da riciclare  in un risotto! Un bel mix di dolcezza/sapidità/ aromaticità/freschezza/ affumicato...Unica variante: i fiori di finocchietto selvatico in sostituzione dei semi di finocchietto che ancora non ci sono perché appunto ci sono ancora i fiori! E, non ultimo, il gin!

London dry gin millesimato, cioè aromatizzato con botaniche raccolte in un'unica stagione nelle isole Shetland! Molto profumato ed elegante

All'inizio, mi era balenata  l'idea di sfumare il risotto con la birra alla castagna ma poi temevo che avrebbe dato un gusto troppo marcato. Ultimamente vedo molti amici risottisti che utilizzano il gin. La caratteristica nota pungente fresca erbacea balsamica del ginepro e delle altre botaniche presenti nel gin mi ispirava proprio per aromatizzare la dolcezza dei marroni, in armonia con il finocchietto sia in foglie che in fiori. Spezza e rinfresca l'insieme la rapa, che, a crudo, fornisce anche un gradevole pizzicorino

Pronti? Via! 

RISOTTO AI MARRONI IGP MUGELLO, ARINGHE AFFUMICATE, FINOCCHIETTO SELVATICO E RAPA BIANCA


Ingredienti per 2 persone

Lessate 500 g di marroni igp del Mugello*  con qualche rametto di finocchietto e un pizzico di sale fino. Sbucciateli e prelevatene ca 200 g. Fateli  rosolare con abbondante cipolla dorata tritata, 1 foglia di alloro e un mazzetto di finocchietto selvatico, qualche bacca di ginepro schiacciata, olio evo Razzola. Devono cuocere solo una decina di minuti, eventualmente aggiungendo un pochino d'acqua calda, giusto per insaporirsi bene. Un pizzichino di sale alla fine, si tolgono gli aromi e si frulla tutto a crema densa.

*(ne basterebbero di meno per il risotto ma visto che è un bel lavoro, tanto vale abbondare perché si sa che mentre si sbucciano, se ne mangiano tanti!!)

Ammollate le aringhe affumicate  in acqua e latte per ammansire un poco la sapidità. Scolate, asciugate, tagliate a pezzettini.

Mettete 160 g di riso baldo in una casseruola, tostatelo  con un filino d'olio evo Razzola (gusto fruttato delicato, leggero piccante, amaro molto lieve) - sfumate con mezzo bicchiere di ottimo gin   - portate a cottura  con brodo vegetale verde (scarti di finocchi, sedano, cipolle, basilico, prezzemolo).  Verso la fine si aggiungono 3-4  cucchiaiate abbondanti di crema di marroni. Mantecatura con olio Razzola. 

Servite il risotto su un piatto piano caldo, sulla superificie del risotto ai marroni si dispongono dei pezzettini di aringa, scagliette di rapa bianca cruda e qualche fogliolina di finocchietto fresco e i suoi fiori freschi o essiccati. 


martedì 18 ottobre 2016

VELLUTATA DI MARRONI AL FINOCCHIETTO, ARINGHE E JULIENNE DI RAPE BIANCHE



Ma quanto sono buoni i marroni?
Talmente buoni da dedicare a questi squisiti prodotti del bosco una giornata  nazionale nel Calendario del Cibo Italiano Aifb, precisamente la Giornata Nazionale dei Marroni di Cuneo, di cui è ambasciatrice  Betulla Costantini del blog Betulla 

Se Betulla ci illustra,  nel suo bell'articolo, tutte le caratteristiche botaniche e le note culturali e storiche del marrone di Cuneo, io contribuisco con il Marrone del Mugello Igp.

Il Mugello, sicuramente conosciuto ai più per il suo autodromo internazionale, dove si disputa annualmente il Gran Premio d'Italia di motociclismo, è un'estremità toscana situata al confine con l'Emilia Romagna a nord di Firenze, i cui principali comuni sono Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo, Scarperia, San Piero e Vicchio.
L'esatta delimitazione geografica del Mugello è storicamente problematica, rispetto alle altre aree limitrofe, in particolare per le zone più montagnose per cui si è creata  la denominazione di Alto Mugello con cui da alcuni decenni si indicano impropriamente le aree situate oltre il crinale appenninico, sul versante romagnolo, ma che ricadono amministrativamente nella Regione Toscana.  Si tratta della conca di Firenzuola e di una parte della regione storica della Romagna Toscana, cioè le zone dei comuni di Marradi e Palazzuolo sul Senio. 

La zona di produzione del Marrone del Mugello Igp comprende i territori  comunali dei seguenti Comuni in provincia di Firenze: Borgo S. Lorenzo (Parte), Dicomano (Per intero), Firenzuola (Parte), Londa (Parte), Marradi (Per intero), Palazzuolo Sul Senio (Per intero), Rufina (Parte), S. Godenzo (Parte), Scarperia (Parte) e Vicchio Mugello (Parte).


Qui tutte le caratteristiche e i requisiti previsti dal disciplinare del Marrone del Mugello Igp.

Nel novembre del 2014 ho preso parte ad una manifestazione a Firenze, con il mitico Leonardo Romanelli, che promuoveva i prodotti della Val di Sieve e della Val d'Arno; tra questi figuravano anche i marroni del Mugello Igp, e io avevo portato un piatto che li vedeva protagonisti, molto apprezzato dal pubblico presente,  e che ripropongo qui per onorare  il nostro Calendario:

VELLUTATA DI MARRONI AL FINOCCHIETTO, ARINGHE E JULIENNE DI RAPE BIANCHE


Forse non tutti sanno che le aringhe fanno parte della grande famiglia del pesce azzurro. Sono di provenienza nordica, diffuse nelle acque gelide di Baltico, Atlantico settentrionale e Mare del nord ma come altri prodotti nordici, quali  baccalà o stoccafisso, sono approdate ai lidi mediterranei grazie ai fiorenti commerci marittimi, già nel 1600 e si sono radicate profondamente nella cucina popolare  e tradizionale italiana, rappresentando insieme a legumi, polenta e patate, veri salvagente contro le carestie.  Esempi come la poenta e renga nel veneto o la polenta e saraca lombarda, evocano  una povertà estrema, consumati nelle cascine, nel dopoguerra;  grazie al gusto intenso dell'aringa salata e affumicata, ne bastavano pochi tocchetti sulla polenta per insaporirla abbondantemente;  con un filetto di aringa si facevano miracoli o ancora peggio, come evocato da altri racconti leggendari o meno di anziani che hanno vissuto la povertà della guerra, si usava appendere l'aringa in cucina e a turno tutti i membri della famiglia ci strusciavano il pane così lo insaporivano e l'aringa durava per giorni.....ogni commento è superfluo, riflettiamo solo sul nostro benessere contemporaneo, stop! 

Il loro gusto affumicato, sapido e penetrante  convola a giuste nozze col gusto morbido avvolgente ma di carattere dei marroni che sottolineano inoltre la nota affumicata. Per dare freschezza all'insieme ho pensato di abbinare il finocchietto selvatico, classico connubio con castagne e marroni, sia le foglie che i semi e la rapa grattugiata che ha una sfumatura leggermente piccantina e conferisce croccantezza alla vellutata.

Ingredienti per 3-4 persone

500 g di marroni del Mugello Igp
1 cipolla dorata media
1-2 foglie di alloro
finocchietto selvatico, ciuffi verdi e semi 
brodo vegetale qb
olio evo, sale
1 aringa argentata affumicata, sfilettata e ammollata in acqua e latte per 24h
latte e acqua qb
1 piccola rapa bianca

Incidere i marroni, cuocerli  in acqua leggermente salata a cui è stato aggiunto un rametto di finocchio selvatico. Scolarli, spellarli e spezzettarli.
Rosolare la cipolla con la mezza foglia di alloro spezzata, aggiungere i marroni spezzettati, far insaporire e poi allungare con brodo vegetale, aggiungere alcuni ciuffi verdi di finocchietto selvatico,  lasciar andare a fuoco dolce per una decina di minuti, salare poco.
Eliminare la foglia di alloro, frullare, aggiungendo altro brodo fino a raggiungere la consistenza preferita.
Versare in ciotole mono porzione, posizionare alcuni tocchetti di aringa e una julienne di rapa cruda sopra alla vellutata. Irrorare con un filo d'olio a crudo, cospargere con semi di finocchio selvatico precedentemente tostati in padella antiaderente, qualche ciuffo di finocchietto fresco, annusare il profumo che si espande per casa e prepararsi all'assaggio.


Cit. http://www.agraria.org/prodottitipici/marrone-del-mugello.htm





martedì 3 novembre 2015

BELLI MA NON BUONI: ROTOLINI DI ARINGHE, SEDANO, MANDORLE E SANTOREGGIA

 
Belle son belle,  coreograficamente e come soggetto fotografico, peccato che non fossero per niente buone!!  Ho sbagliato di sicuro qualcosa io ma anche la materia prima non mi ha convinto.
Forse non tutti sanno che l'aringa è un pesce azzurro. Sicuramente  è più nota la sua provenienza, non  si pesca nel Mediterraneo, viene dai mari del nord e qui da noi è più comune trovarla essiccata, salata  o affumicata.
Non mi è mai capitato di vederle fresche nella mia abituale pescheria ma nei banchi dei supermercati si trova in questo periodo, già sfilettata. Diffido dei vassoietti con i pesci già sfilettati, a maggior ragione se non sono di provenienza ravvicinata; infatti non ho mai voluto acquistare i filetti di aringhe fesche ma mi hanno sempre attratto, con quella brillante livrea argentata che ricorda le mie amate acciughe e le sarde. Questa volta mi sono fatta vincere dalla curiosità, controllo la data, erano state confezionate la mattina stessa; ok, le provo seppur perplessa su quel "confezionate", sì ma quando saranno state pescate?
 
L'odore è penetrante, qualcuna mostra una polpa rosata e uniforme, altre sono un po' gialle sui bordi, le scarto, non mi convincono.
Mi invento un ripieno anche un po' strano; penso a smorzare il forte gusto con qualcosa di fresco e neutro, come un trito di sedano e mandorle; cerco in dispensa ingredienti alternativi, come i fiocchi d'avena che mi piacciono perché fanno tanto nordico e con le aringhe li vedo bene, anziché usare il classico pane grattugiato, un tocco di limone, scorza e succo,  che sgrassa e profuma e ancora aromaticità intensa con la santoreggia.
Un goccio d'olio, poco sale, impasto, farcisco, arrotolo e poi dilemma: cuocio in forno o in padella con una bella salsetta?
 
 
Non posso fare a meno di pensare al buffet di aringhe danese, dove le aringhe vengono proposte in moltissime varianti, incluse tante versioni nappate da ogni sorta di salsa. Non ho la senape in casa, altrimenti l'avrei utilizzata. Opto per una cottura in padella semplicemente con un filo d'olio, altra santoreggia, sfumo con la grappa, dal momento che loro accompagnano le aringhe con le acqueviti, e poi creo una crema con della panna d'avena, un surrogato vegetale della panna da cucina, che ho appena scoperto e non è niente male ed è  senza colesterolo ovviamente!
Spadello velocemente, solo da un lato,  per mantenere il bel colore argentato e poi faccio le foto.
 
 
La sera finisco la cottura e s'assaggiano. Ho della bresaola come riserva, hai visto mai?
 
Mio marito mi guarda,  "ti piacciono?" , mi chiede.
"sì....mah....insomma...ho sbagliato qualcosa, il ripieno è moscio, forse era meglio metterle in forno e il gusto delle aringhe fresche? sono forti anche al naturale...."
Mando giù due rotolini ma mi fermo e il consorte mi copia
"bresaola o pecorino?" dico io
"pecorino!"
Celà va sans dire!!!
Ci sono anche le pere e il savor modenese, e le aringhe fresche si mangeranno quando si tornerà a Copenaghen!
 
 
 
 
 
 
 
 

domenica 9 novembre 2014

AUTUNNO IN VALDARNO E VALDISIEVE, FIRENZE, PALAZZO MEDICI RICCARDI, 8 NOVEMBRE 2014



https://www.facebook.com/autunnoinVV?ref=bookmarks

Dal 6 al 9 novembre si è tenuta a Firenze una  vivace manifestazione organizzata dall'associazione Cavolo a Merenda, in collaborazione con il celebre giornalista e critico enogastronomo Leonardo Romanelli, già artefici entrambi del riuscitissimo Foodstock di Pontassieve del settembre scorso, a cui purtroppo avevo dovuto rinunciare a causa di precedenti impegni. Non mi sono persa però la trasferta fiorentina  di molti produttori di quella generosa parte di Toscana, che hanno portato in città i loro prodotti straordinari in una cornice prestigiosa e in pieno centro come la Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi. Per tutti i dettagli, rimando all'articolo di Leonardo Romanelli, che ha presentato alcuni dei cooking shows in programma, fra cui il mio di sabato 8 novembre.
 
Lascio parlare le foto, che altro? Beh, è stato molto divertente e il piatto che ho presentato, VELLUTATA DI MARRONI, ARINGA AFFUMICATA, FINOCCHIETTO SELVATICO E RAPA BIANCA,  ha riscosso molta curiosità e ha avuto un buon successo, questa è la grande soddisfazione; inoltre sono stata arruolata per il prossimo Foodstock, guai se non accetto:  "ti si ospita, ti si fa mangià e bè per tutto il tempo" mi informa il simpaticissimo ed energico Stefano Frassineti del ristorante Toscani da Sempre. E come si fa a dirgli di no?

Alcuni scorci della Galleria e dei banchi dei produttori
 
 

 
La T-shirt dell'associazione Cavolo a Merenda
 
 
 
 
Cooking show estemporaneo di Stefano Frassineti, cuoco e conduttore  
 

 La folla per il cooking di Antonio Badalamenti presentato da Leonardo Romanelli
 

E il piatto di Antonio: una delicata vellutata di zucca con ceci, spuma di castagne e pinoli tostati che denota la sensibilità e la grande attenzione agli equilibri da parte di questo giovanissimo aspirante chef che vanta già esperienze importanti al ristorante del  Four Seasons di Firenze, al ristorante Rockafish, Rio de Janeiro, da Lou Fassum a Grasse, Francia, ed  ora è  in partenza per la Ville Lumière. Gli auguro grande successo, le premesse ci sono tutte!!

 
E poi tocca all'aringa!!


 
 
 
che finisce in una vellutata di marroni igp del mugello, che qualche anima pia mi ha fatto trovare lessati e spellati! Impietosamente scodellata in coppette di plastica ma che a quanto pare non hanno frenato gli avventori dalla curiosità di assaggiarla! Uno spettatore in particolare ha seguito molto attentamente tutte le fasi prima e durante lo show, al punto tale che si è accorto che, mentre toglievo le foglie di alloro, prima di frullare i marroni, le foglie erano tre e io ne avevo prelevate solo due!!  Beh, il primo assaggio è toccato a lui!!
 
 
Ringrazio l'amico Corrado Tumminelli per le foto che mi ritraggono. Corrado mi segue con grande affetto e gli  affido volentieri la mia macchina fotografica quando io sono all'opera. Qui si è divertito a riprendermi nel "back" stage!
 
 
Dietro.....front!
 
 
Mi rincresce un po' ma è ora di cambiare la bandana, altro colore ma sempre bandana!!
 
 
Ma c'erano  anche Cecilia "Kitchening", il Kamp e Marco Cibusfaber , che, velocissimo, ha pubblicato le prime foto su fb alla fine dello show, e si era esibito a sua volta con Andrea Moretti il primo giorno della manifestazione con il loro mitico risotto al cavolo verza, "tirato" col brodo di lampredotto.
 
 
 
 
Cecilia, che più che kitchening.....eating!!
 
La serata poi è continuata per noi con una coppia di amici fiorentini che hanno casa a Castiglioncello, al ristorante Il Santo Graal di cui avevo sentito parlare molto bene da tempo e che mi ripromettevo di provare. Simone Cipriani, chef del ristorante si esibiva il giorno prima alla manifestazione, e mi ha offerto lo spunto per decidermi finalmente ad andarlo a trovare dopo che lo avevamo appena conosciuto al Cardellino di Castiglioncello e ancora lo rimpiangiamo.
La cena è stata assolutamente stimolante, divertente, piatti e personale frizzante, giovane, che mette entusiasmo. Meriterebbe un post a sé per l'originalità delle portate e l'impeccabile esecuzione. Non mancherò come non sono mancati gli effetti speciali che ci hanno regalato a fine serata!
 
LA MAGIA!
 
 
Infusione di malva che colora l'acqua di blu ma a contatto con poche gocce di limone quasi invisibili sul fondo del bicchiere diventa fuxia! Ed era pure buono, a fine pasto, perfetto!
 
Appuntamento a Foodstock 2015 dunque e..... al Santo Graal sicuramente un'altra volta  entro la fine di quest'anno direi!

giovedì 28 novembre 2013

VELLUTATA DI CASTAGNE AL FINOCCHIETTO CON ARINGHE AFFUMICATE E JULIENNE DI RAPE DOLCI

 
Castagne e farina di castagne, per chi non lo sapesse, rappresentano il tema dell'MTC di novembre, proposto dalla simpaticissima Serena di Pici e Castagne.

 
Tema bellissimo e che offre un'infinità di possibilità, scatenando la fantasia e la creatività degli emmeticini, pur rispettando alcune regole, fra queste, un vincolo importantissimo, il rispetto della cucina povera: il che, ormai lo sappiamo, significa in questo contesto cucina di territorio, in primis, e cucina basata su ingredienti che, un tempo, o erano a portata di mano- nei boschi, nell'orto, nell'aia, nella stalla- o, se si acquistavano, costavano poco.
Di idee nel capo me ne frullano tante ma vuoi la mancanza di tempo, vuoi che qualcuno mi abbia preceduta alla fine mi limito a due proposte, anche se un dolcetto da mettere su Insalata Mista mi sarebbe proprio piaciuto ma non ce la fò!
 
Una mattina mi son svegliata....o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao....va beh, non ho potuto resistere.....dicevo, mi sono svegliata con una lampadina accesa: castagne e affumicati, di pesce naturalmente, e povero/azzurro!!
Connubio già sperimentato tempo fa con dei BONS BONS DI CASTAGNE E BACCALA', non potevo certo riciclarli ma prendere spunto sì!
Vado al mercato e che ti vedo? le aringhe argentate! E' il momento e io approfitto, mi piacciono molto perché sono delicatamente affumicate anche se molto sapide. Sono  un po' complicate da preparare ma ne vale la pena, si acquistano intere, si sfilettano e poi si mettono a bagno con acqua e latte per un giorno per attenuarne la forte sapidità.
 
Le aringhe sono di provenienza nordica, diffuse nelle acque gelide di Baltico, Atlantico settentrionale e Mare del nord ma come altri prodotti nordici, quali  baccalà o stoccafisso, sono approdate ai lidi mediterranei grazie ai fiorenti commerci marittimi, già nel 1600 e si sono radicate profondamente nella cucina popolare  e tradizionale italiana, rappresentando insieme a legumi, polenta e patate, veri salvagente contro le carestie.  Esempi come la poenta e renga nel veneto o la polenta e saraca lombarda, evocano  una povertà estrema, consumati nelle cascine, nel dopoguerra, come ricordato a Nora dal nonno e da lei riproposto in versione finger food per il mio contest CACIO E PESCE,  quando ancora non aveva un blog: grazie al suo gusto intenso bastavano pochi tocchetti sulla polenta e con un filetto di aringa si facevano miracoli o ancora peggio, come evocato da altri racconti di anziani che purtroppo hanno vissuto la povertà della guerra, si usava appendere l'aringa in cucina e a turno tutti i membri della famiglia ci strusciavano il pane così lo insaporivano e l'aringa durava per giorni.....ogni commento è superfluo, riflettiamo solo sul nostro benessere contemporaneo, stop! 
Ho ritenuto dunque che l'aringa, pesce azzurro, oltre che povero e che è sempre costato pochissimo, quindi in sintonia con Poverimabelliebuoni, potesse essere adatto alla sfida di questo mese. 
 
Ma veniamo alla ricetta. Allora, le castagne le avevo già, torno dal mercato con le mie aringhe e strada facendo elaboro mentalmente la ricetta. Mia suocera mi ha insegnato ad incidere le castagne, mettere un rametto di finocchietto selvatico (le estremità con i semi) e un pizzico di sale nell'acqua per cuocere le "ballotte" e così ho sempre fatto per anni e anche stavolta ho rispettato la tradizione.
Poi ho pensato di usare anche i ciuffi verdi del finocchietto selvatico che fino ad un paio di settimane fa si trovava nei campi e che  io, provvidenzialmente, ho messo in freezer perché ormai fino a primavera non se ne riparla. Eventualmente si può sostituire con aneto fresco.
Ero indecisa fra zuppa e vellutata, ha vinto la vellutata, la zuppa con le castagne a tocchetti sarebbe stata più rustica, più contadina ma avrei dovuto lasciarla più liquida e le aringhe ci affogavano dentro, io invece me le vedevo a tocchetti adagiate elegantemente sopra ad una densa vellutata, quasi una purea. Le rape dolci? povere che più povere non si può, per un tocco di freschezza al piatto.....e allora....idea aggiudicata!
 
 
 

 
Ingredienti per 2 persone
 
300 g castagne cotte e spellate
1/2 cipolla dorata media
1/2 foglia di alloro
finocchietto selvatico, ciuffi verdi e infiorescenze e semi
brodo vegetale qb
olio evo, sale
una manciata di semi di finocchio selvatico
1 aringa argentata affumicata, sfilettata e ammollata in acqua e latte per 24h
latte e acqua qb
1 piccola rapa dolce
 
Incidere le castagne, cuocerle  in acqua leggermente salata a cui è stato aggiunto un rametto di finocchio selvatico con infiorescenze e semi. Scolarle, spellarle e spezzettarle.
Rosolare la cipolla con la mezza foglia di alloro spezzata, aggiungere le castagne spezzettate, far insaporire e poi allungare con brodo vegetale, aggiungere alcuni ciuffi verdi di finocchietto selvatico,  lasciar andare a fuoco dolce per una decina di minuti, salare poco.
Frullare, aggiungendo altro brodo fino a raggiungere la consistenza preferita.
Versare in ciotole mono porzione, posizionare alcuni tocchetti di aringa e una julienne di rapa cruda sopra alla vellutata. Irrorare con un filo d'olio a crudo, cospargere con semi di finocchio selvatico precedentemente tostati in padella antiaderente, qualche ciuffo di finocchietto fresco (se disponibile), annusare il profumo che si espande per casa e prepararsi all'assaggio.
 
 
 

lunedì 30 settembre 2013

INSALATA DI ARINGHE AFFUMICATE, FICHI E CIPOLLE

 
 
Questa veloce, fresca e colorata insalata (notare il canovaccio en pendant, ho fatto acquisti ultimamente :-) è stata realizzata una decina di giorni fa con gli ultimi fichi trovati al mercato dal solito Occhi Belli, il mio verduraio preferito, non tanto per gli occhi azzurri magnetici, solo quello, tutto il resto lasciamo stare, ma perché ha sempre frutta e verdura più che fresca, locale, veramente a km 0, coltivata secondo i dettami della lotta integrata, quindi, non biologica ma il più naturale possibile!

In queste prime giornate uggiose mi rallegro pubblicandola e rammentandone mentalmente il gusto.
Gusto modificato secondo il mio giudizio critico dopo averne assaggiata, in un ristorante conosciuto, una versione un po’ deludente, che già si annunciava in carta discutibile ma che ho voluto provare comunque, cioè aringhe affumicate, fichi, cipolle, pomodorini datterini e bottarga di tonno.

Nessun dubbio su aringhe e fichi, gli affumicati con la frutta sono un connubio consolidato e che amo particolarmente ma perché anche la bottarga di tonno? Che bisogno c’era? Già le aringhe da sole sono sufficientemente forti e protagoniste assolute.   Opinabili  i pomodorini, soprattutto come unica verdura,  io ho pensato  invece all’insalata verde ma il colmo è stato nelle proporzioni, una montagna di aringhe e 3 spicchi di fico, 3 di numero,  cioè neanche 1 fico intero ma 3/4. Inconcepibile.  Non ho commentato né ho reclamato, conosco il ristoratore di fama, non personalmente anche se sono stata più volte nel suo ristorante, l’ho visto molto trafelato, il locale era pieno, ho preferito lasciar stare, non era poi così importante anche se il  piatto non era proprio a buon mercato.
 
Avevo appena letto degli articoli entusiasti su di lui e sul suo rinnovato locale, un curriculum di tutto rispetto, garbo e gentilezza i suoi fiori all'occhiello e glieli ho sempre riconosciuti ma tornandoci dopo mesi, con più aspettative e non trovando riscontri, ci si sente un po' traditi, presi in giro. Il sorriso pre-stampato, la gentilezza un po' forzata che è sempre meglio, per carità, di certi atteggiamenti altezzosi di chi, raggiunto il successo, si è montato la testa. Forse sono troppo pignola io, forse erano solo provati da una stagione estiva stressante?  Il piatto comunque era squilibrato. punto.

Ma non mi piace infierire dopo come quei pirati della tastiera, come dice una mia amica chef, infastidita da maleducati commentatori anonimi che si scatenano  con messaggi  arrabbiati e sgarbati su Trip Advisor e compagnia bella  (vedi anche i commenti anonimi sui blog) ma che non hanno il coraggio di dirle in faccia le cose nè tanto meno di mettere il proprio nome per iscritto.
Personalmente se devo dire qualcosa la dico subito altrimenti me ne sto zitta. Spesso ho replicato, correggendoli a modo mio, piatti che non mi avevano soddisfatto in un ristorante ma di cui riconoscevo lo spunto interessante.  Si legge fra le righe e neanche tanto fra le righe, quando e quanto mi sono entusiasmata e quando no ma mi astengo da polemiche inutili, fuori tempo e luogo. E non aggiungo altro, solo ribadisco STOP AL TERRORISMO GASTRONOMICO, alla PIRATERIA DA TASTIERA!!!




 
Passiamo alla non-ricetta, è solo una lista di ingredienti in quantità variabile + la preparazione della riduzione al balsamico.
 
Riduzione al balsamico
100 ml di aceto balsamico di Modena (non necessariamente quello Tradizionale)
1 cucchiaio di zucchero  bianco
Bollire l'aceto con lo zucchero fino a che addensa senza farlo caramellare  o farlo restringere troppo, deve rimanere un po' fluido perché una volta freddo, addenserà ulteriormente.
 
Per l'insalata:
insalata a piacere (gentilina rossa, lattuga romana, scarola)
+ eventuali erbe aromatiche come menta o aneto
aringhe affumicate dolci
fichi
cipolle di Tropea
rapanelli
aceto di mele
olio extra vergine d'oliva
 
Pulire e lavare le insalate e le erbe, scolarle, tagliarle e porle in una ciotola.
Mettere a bagno le cipolle affettate finemente con dell'aceto di mele  per un'ora in modo da fargli perdere un po' di aggressività
Lavare bene i rapanelli, affettarli a rondelle
Tagliare le aringhe a tocchetti.
Comporre l'insalata mescolando insieme tutti gli ingredienti e condire con olio evo e la riduzione al balsamico.
 
NB: Se volete provare a metterci anche la bottarga, sono sicura che mi darete ragione!!!
 
 
 
 
 
 
 


mercoledì 30 novembre 2011

NORA NO BLOGGER PER CACIO E P...SCE E 2! PULENTA E SARACA!!

BUON COMPLEANNO NORA!!!!

Non è che le sto facendo un gran regalo, glielo dovevo, la sua ricetta è in attesa di pubblicazione da domenica ma come Nora  ben sa, sono nel marasma pre-verdetto MTC e in lista d'attesa c'era anche l'altra milanese, la  Pezzali.  E' stato un caso che stamattina abbia notato su Facebook gli auguri che fioccavano sulla bacheca di  Nora e ho scoperto che è il suo compleanno. Ho rimandato tutto il resto, dovevo assolutamente postare! Et voilà, il suo testo, foto e ricetta (si è anche impegnata nella foto questa volta rischiando addirittura la polmonite uscendo sul terrazzo nel gelo  mattutino milanese in cerca di luce naturale ma senza giacca, immagino, perchè il marito la redarguiva dicendo CHE NON E' NORMALE, ma i mariti non possono capire......)

PERCHE’ ANCHE IL VINTAGE HA IL SUO PERCHE’….
Quando ti prende la “scimmia” ti prende…. Anche se si tratta di una “scimmia” culinaria.
Nasce tutto con una incauta partecipazione ad un contest e poi….. il delirio! Si, perché quando dicevo che
non mi veniva in mente nulla per Cacio e pe…sce …. ERA VERO . Una volta trovata un’idea mi si è aperto un mondo! Guardate le ricette presentate sino ad ora: una più geniale ed AZZECCATA dell’altra.
Quindi quando l’altro giorno, parlando con mio suocero della fatica che si faceva nel dopoguerra a portare
qualche cosa in tavola, lui mi ha citato quello che spesso si mangiava nelle cascine dei contadini, mi sono
illuminata!!!!
Polenta e saracca…. o meglio, polenta con il sentore della saracca… pesce povero ma sempre costoso che si divideva in tanti piccoli pezzi per cercare di dare sapore alla solita polenta.
Così, visto che settimana scorsa avevo ”polentato” con tutta la famiglia, ed avanzato un po’ di farina da
polenta (la polenta da noi non avanza MAI!), ho pensato di rifarla aggiungendo un po’ di grana quando cotta e trasformarla in un Fingerfood povero ma gustoso.

Pulenta e saraca!!!! Fingerfood vintage
(trad: Polenta ed aringhe affumicate!)




Ingredienti: per 6 persone
Per la polenta:
Farina da polenta (meglio se macinata a pietra) gr. 150
Acqua (qui viene il bello: NON LA MISURO MAI vado ad occhio)
Sale (pochissimo, l’aringa affumicata è salatissima)
100 gr. Parmigiano Reggiano
Per il topping:
2 filetti di Aringhe affumicate e già diliscate
1 Cipolla rossa di tropea
1 gamba di sedano verde
Olio EVO
Aceto balsamico

Tagliare a filetti sottili (tipo il salmone, per intenderci) le aringhe affumicate e farle marinare in frigorifero
con una cipolla di tropea affettata sottilissima, il sedano anch’esso tagliato sottilissimo e una emulsione di
Aceto Balsamico ed Olio EVO. NON METTETE SALE… sono già salate di loro le aringhe.
Lasciare riposare la marinatura per 1 giorno in frigorifero, coperta da una pellicola, ricordandosi di
mescolare di tanto in tanto.
Scaldare l’acqua per la polenta (ad occhio circa 700ml ) con mezzo cucchiaino di sale ed un cucchiaio di olio
Evo e, appena inizia a , versare la farina a pioggia mescolando in continuazione per evitare i grumi (i fra’ o
frati..). Far cuocere sempre mescolando con vigore per 40/45 minuti circa (sulla pentola deve formarsi una
crosticina che si stacca dalle pareti… a quel punto è cotta!).
Togliere la pentola dal fuoco ed incorporare il grana grattugiato alla polenta continuando a mescolare per
miscelarlo bene. Versare la polenta in un vassoio e livellarla ad un altezza di 2 /3 cm circa.
Lasciare raffreddare e, con un coppapasta, tagliare le formine da far abbrustolire sulla padella di ghisa
avendo cura di ungerli bene dai 2 lati.
Quando le basi di polenta saranno pronte, adagiarvi le cipolle, l’aringa marinata e….. FINITE!!!! SUBITO!!!
NON ne rimarrà nemmeno una…
Nora



lunedì 28 novembre 2011

CRISTINA PEZZALI NO BLOGGER PER CACIO E PE....SCE 2 E 3

Cristina Pezzali che ha ammaliato tutti con il suo Baccalà marinato al miele e cialde di grana padano, ci riprova per la seconda e terza volta!! E chissà che non ci riservi altre sorprese da ora alla fine del contest....
Pubblico il suo testo integrale perchè si presenta da solo:

2. AMMUCCHIATA DI QUENELLES DI ARINGHE, MELA VERDE E TOMA DI CAPRA

Devo dire che questo contest è davvero strano!
All'inizio mi ha fatto un po' paura, poi mi ha intrigato ed ora sto continuando ad avere delle idee. Alcune non sono "presentabili" nel senso che le ho realizzate con pesci non ammessi, altre non sono "presentabili" per la foto..... prometto che migliorerò!
Mi sono ritrovata a girare nel reparto latticini del mio supermercato guardando uno ad uno i formaggi in mostra per poi andare nel reparto pescheria (con un foglietto in mano con la lista dei pesci ammessi) ed anche lì mi sono soffermata parecchio. Probabilmente, a guardare bene, dal mio cervello usciva anche un filo di fumo..... finchè mio figlio ha detto: Mamma, perchè oggi sei così strana? Io ti parlo e tu guardi i pesci.
Sono tornata in me ed ho risposto con aria indifferente: Sto solo pensando a cosa fare per cena.....
Prima che i mie figli mi portino in analisi.... ecco cosa io ho portato in tavola:

AMMUCCHIATA DI QUENELLES DI ARINGHE, MELA VERDE E TOMA DI CAPRA



3 grosse patate
1 etto di farina
1 aringa affumicata (piccola)
80 gr. di toma di capra
1 mela verde
1 uovo

Lessare le patate e schiacciarle ancora calde, tritare l'aringa al coltello in piccoli pezzi, sbucciare e tagliare a tocchetti la mela, impastare velocemente patate, aringa, farina e mela + l'uovo, in modo da ottenere un impasto molto morbido con cui formare delle quenelles.
Cuocere le quenelles in acqua calda  non salata (l'aringa ci pensa per tutti!), raccoglierle con una schiumarola appena riaffiorano, sgocciolarle bene e porle in una pirofila da forno, ricoprirle  con la toma a fettine e infornare per 10 minuti a 150°



3.  TERRINA DI RICCIOLA, PATATE, ZUCCHINE E BRANZI




4/5 fettine di ricciola tagliate a carpaccio
100 gr. di branzi
1 patata grossa o due piccole
1 zucchina
1 scalogno piccolo
olio evo

Lessare la patata e schiacciarla con una forchetta, tagliare la zucchina a julienne e passarle in padella pochi minuti con lo scalogno tritato fine ed un po' di olio evo
Foderare una teglia con le fettine di ricciola, alternare uno strato di patate solo schiacciate, uno strato di zucchine e concludere con un altro strato di patate, schiacciando leggermente per far aderire tra loro i vari ingredienti
calovolgere il tutto, ricoprire con il branzi tagliato a tocchetti e infornare per pochi minuti, solo per per sciogliere il formaggio, senza farlo colorire in quanto il piatto è delicato e il sapore amarognolo avrebbe il sopravvento.

A casa mia questo sformatino ha avuto parecchio successo.

Buon appetito.

CristinaP

martedì 8 febbraio 2011

VELLUTATA DI RAPE ALL' ANETO CON ARINGHE ARGENTATE E SMØRREBRØD


Della serie forse non  tutti sanno che... l'aringa è un pesce azzurro! Non sto a dilungarmi sulla sua provenienza e dove è maggiormente diffusa, si sa, è un prodotto decisamente nordico! Quindi, questo piatto è un mio modesto omaggio al grande Nord, ispiratomi  dalla recente scoperta di un blog strepitoso curato da un italiano, Alessandro, che vive in Svezia e che propone eleganti  piatti in stile scandinavo e altre meraviglie raffinatissime, Una renna in cucina. 
Pensando alle aringhe, non essendo stata in Svezia ma in Norvegia e in Danimarca, rammento che la capitale di quest'ultima è considerata la città delle aringhe ed inevitabilmente scatta l'amarcord:  Nyavn Faergekro, sul vecchio porto di Copenaghen,  l'indimenticabile, imperdibile buffet di aringhe, proposte in tutti i modi, salate, affumicate, cotte, crude, salsate, in insalata, marinate e  le deliziose cameriere in costume tradizionale che girano per i tavoli con un cestino contenente diversi tipi di acquavite per accompagnare le aringhe!! Rammento che non osammo bere l'acquavite e poi ci pentimmo, perchè sarebbe stata un ottimo aiuto per la digestione!!

Fino a ieri mattina  per me le aringhe erano per lo più affumicate, a filetti, nelle buste. Ho scoperto al mercato le  cosiddette ARINGHE ARGENTATE e ho indagato: le argentate subiscono un'affumicatura più delicata rispetto alle DORATE o addirittura non vengono affumicate affatto ma solo salate. Si trovano i maschi che contengono il lattume e le femmine con le uova, sia il lattume che le uova si possono spalmare su pane nero imburrato, per mitigare il forte sapore.
Prima di consumarle devono essere messe a mollo con acqua e latte  per almeno un giorno per dissalarle e poi si possono condire a piacere.

Sempre al mercato ho trovato finalmente le rape bianche, che conosco bene ma le avevo un po' dimenticate e riscoperte grazie al blog di Enrica, Una Cena con Enrica che pare abbia rifrescato la memoria a molti lettori al punto che trovare le rape era diventato un blog-tormentone da settimane!!!

Proprio Enrica mi suggerisce la vellutata, cerco un po' nei blog una ricetta ma ho idea di come si prepara una vellutata e trovo infatti conferma.
Il mio intento comunque era di fare un mix tutto nordico, penso di esserci riuscita (rape, patate, aringhe, aneto, pane di segale) ma l'ultima parola spetta alla Renna, (Alessandro), anche se sta in Svezia, ha più dimestichezza lui con le cose nordiche che la sottoscritta!

A me personalmente è piaciuto tantissimo questo piatto perchè la delicatezza della vellutata di rape sottolineata dal gusto, perfettamente in sintonia, dei semi di aneto ha ammorbidito il sapore penetrante delle aringhe che, nonostante l'ammollo, erano sempre ben sapide ma non affumicate. Sono convinta che anche con quelle affumicate potrebbe funzionare benissimo.



Quindi vellutata di rape e aringhe e come entrée SMØRREBRØD (il tipico sandwich danese con una fetta di pane di segale coperta da  ogni sorta di ingrediente)  con le sue uova
Ecco qua le dosi per 4 persone, spero:

gr 400 rape bianche
gr 150 patata
porro (a piacere)
brodo di verdura
burro, olio evo
aneto in semi e aneto fresco (in mancanza può andar bene il finocchietto selvatico o anche le  barbe dei finocchi)
pane di segale
2 aringhe argentate (preferibilmente 1 maschio e 1 femmina per poi fare i crostini
sia con il lattume che con le uova)
latte e acqua qb per l'ammollo delle aringhe
2-3 rapanelli

Metto le aringhe a mollo in acqua e latte per un giorno intero, poi le scolo, le asciugo bene, le spello e le sfiletto, le eviscero mettendo da parte le uova (ho beccato 2 femmine!!!) e le taglio a tocchetti.
Taglio a fettine il porro e lo rosolo con una noce di burro, aggiungo le patate e le rape a fettine fini, una manciata di semi di aneto, brodo di verdura e lascio sobbollire per ca 15 min finchè le verdure sono ben cotte, regolo di sale e poi passo tutto al mixer per ottenere una purea piuttosto fluida.
Taglio il pane a dadini e li faccio tostare in forno.
Verso un mestolo di vellutata nel piatto fondo, aggiungo i tocchetti di aringhe, i crostini, un ciuffo di aneto fresco, un giro d'olio evo e via.....

Per gli SMØRREBRØD  alle uova: tagliare il pane di segale senza abbrustolirlo, imburrarlo abbondantemente e spalmarlo con le uova precedentemente ammollate nel latte e scolate, decorare con fettine di rapanelli e ciuffi di aneto


Con questa ricetta partecipo alla raccolta TESTA DI RAPA di VANIGLIA ZENZERO E CANNELLA


E a quella di Le ricette di Minù




venerdì 7 maggio 2010

CANAPE' DI PATATE E ARINGHE E MOUSSE DI AVOCADO


Avevo in mente tutt'altro, cioè gli ingredienti più o meno erano questi ma pensavo di comporre un'insalata di patate e aringhe, arance e cipollotti freschi e magari infilarci qualche fava fresca visto che siamo in piena stagione di "baccelli" come dicono qui in Toscana. La sera prima però avevo assaggiato in un ristorante una combinazione di baccalà lesso e mousse di avocado che sulla carta (nel vero senso della parola) mi aveva incuriosito, nell'esecuzione mi aveva delusa, nella mousse c'era qualcosa di strano, ho chiesto ragguagli, mi hanno riferito: tabasco e limone, non funzionava secondo me, troppo acida soprattutto sul baccalà che è inevitabilmente abbastanza salato. Dovevo rifare quella mousse di avocado ma con un gusto più fresco, avevo tutti gli ingredienti che mi ero procurata per l'insalata di patate e aringhe, la mousse proprio non sapevo dove infilarla e allora ho stravolto tutto : ho pensato di usare la patata lessa tagliata a fette come base per i canapé al posto del pane a cassetta (da qui l'idea di chiamarli canapé), ho posizionato dei tocchetti di aringa affumicata sopra la patata, degli spicchi di arancia, una piccola quenelle di mousse di avocado (semplicemente polpa di avocado frullata con un filo d'olio, una spruzzata di limone e un pizzico di sale) e fettine di cipolla rossa (più coreografica per il colore vivace rispetto al cipollotto), una generosa spruzzata di succo d'arancia e un filo d'olio a crudo ed il piatto è pronto per essere immortalato!

PS: ho provato lo stesso l'insalata, aggiungendo le fave fresche, non era male ma il canapé ha avuto più successo, i sapori sono tutti concentrati in un boccone
VINO: abbinamento difficoltoso, secondo la tradizione danese ci si dovrebbe bere l'acquavite con le aringhe! Tenterei un Gewürztraminer anche se non è fra i miei preferiti oppure anche una birra morbida e speziata ci potrebbe star bene

HANNO ABBOCCATO ALL'AMO