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lunedì 2 dicembre 2019

FROLLINI AL TE' MATCHA CON FARCIA ALLE ACCIUGHE E LIMONE PER LA PRESENTAZIONE LIVORNESE DI GUSTO GIAPPONESE, SAPORE TOSCANO


Come avevo annunciato nel mio precedente post, questi frollini al tè matcha con farcia alle acciughe rappresentano l'inedito che ho ideato e realizzato espressamente per il buffet aperitivo che ha concluso la bella presentazione di martedì 26 novembre a Livorno, nella sede del quotidiano Il Tirreno, del libro di Elisabetta Arrighi : Gusto giapponese, sapore toscano, dedicato alla chef giapponese Kazuyo Hada, del ristorante enoteca Vinalia di Cecina. Nel libro compaio anch'io con un'intervista sulle contaminazioni in cucina e propongo quattro ricette  fusion est-ovest. 


Un inedito perché le mie ricette contenute nel bel volumetto non erano adatte ad un aperitivo, ci voleva qualcosa di appropriato, facile e soprattutto pratico da preparare e trasportare senza problemi come il classico snack salato da forno. Mi sono inventata, quindi,  dei biscotti salati con un  ingrediente utilizzato in una ricetta dolce contenuta nel libro : il tè matcha, a cui avrei aggiunto un tocco acciugoso naturalmente. 
Il tè matcha si trova per lo più in ricette di torte e biscotti dolci, non sapendo come potesse funzionare col salato, ho fatto una ricerca on line e non ti salta fuori la ricetta di frollini salati della mia amica blogger Sara di Pixelicious?  La sua versione prevede il parmigiano nell'impasto e una farcia ai fagioli verdi. Faccio le dovute  sostituzioni, pensando che se l'umami del parmigiano può funzionare, anche l'umami delle acciughe ben dosato avrebbe fatto il suo dovere!
Primo esperimento bocciato: ho caricato troppo i frollini di tè, sono venuti scuri, amari e salati perché anche l'equilibrio tra  zucchero e sale non l'ho preso al primo tentativo. Aggiusto le dosi, faccio una seconda prova e funziona tutto! Quindi procedo con i calcoli di quanti dischetti ho ricavato dalla dose prova,  faccio le dovute proporzioni e il giorno precedente all'evento mi metto all'opera, hai visto mai che sbaglio qualcosa? quindi mi tengo un giorno di riserva ;-)
Invece tutto procede abbastanza bene, triplico le dosi, faccio tre infornate e tiro fuori un'ottantina di frollini. 

La presentazione è andata molto bene, è stata intensa e ben moderata dal giornalista del Tirreno Giuseppe Boi,  alla presenza di un discreto numero di persone, fra cui alcuni amici sostenitori. 

L'aperitivo è stato un vero successo con proposte molto carine e una presentazione di buon gusto, merito di Kazuyo e del marito sommelier Simone Cavallini che ha portato anche un bel bottiglione di Sakè, che, senza saperlo, stava benissimo con i miei frollini ma anche con  le loro straordinarie arachidi al wasabi. 


C'era inoltre uno spumante da uve durello e io ho proposto Donna Olimpia Doc Bolgheri bianco 2017 (vermentino, viognier, petit manseng) dell'azienda Donna Olimpia 1898 di Bolgheri, con la quale collaboro, che invece si sposava con la focaccia alla maionese di Vinalia preparata da Kazuyo:  maionese nell'impasto e poi colata sopra, una goduria!!!

Ed eccoci alla foto di rito finale con il nostro libricino in bella vista! E tutto è bene quel che finisce bene...e mi raccomando, non perdetevelo, prossimamente sarà di nuovo in edicola col Tirreno!

E la ricetta dei frollini? Eccola!

FROLLINI AL TE' MATCHA CON FARCIA ALLE ACCIUGHE E LIMONE

Dosi per ca 20 frollini 
diametro 3 cm, spessore 3 mm 

farina di riso 80 g
farina 0 20 g
burro 50 g
zucchero di canna finissimo 30 g
tuorlo 15 g
tè matcha 6 g
sale fino 4 g
acqua fredda qb

robiola 30 g 
burro 10 g
3-4 filetti d'acciughe salate o sott'olio
scorza di limone grattugiata qb

Setacciate le farine insieme allo zucchero, al sale e al tè matcha. Fate una fontana su una spianatoia create un buco al centro, mettetevi il burro freddo a tocchetti e il tuorlo. Impastate con la punta delle dita, aggiungendo un po' d'acqua, se necessario, compattate la pasta senza lavorarla eccessivamente. Formate una palla, coprite con pellicola e fate riposare in frigorifero 30' ca. 
Accendete il forno a 150-160° C.
Togliete la pasta dal frigorifero, fate riposare 5 minuti, infine stendetela col matterello su un piano infarinato, in modo da ottenere uno spessore di ca 3 mm. Ritagliate ca 40 dischetti con un coppa pasta da 3 cm, reimpastando anche i ritagli fino ad esaurimento della pasta. 
Mettete i dischetti su una teglia rivestita con apposito tappetino antiaderente o carta da forno. Coprite con carta stagnola bucherellata (per preservare il colore verde altrimenti in cottura diventa un po' marroncino ai bordi), infornate e dopo 7-8 minuti, togliete la stagnola e continuate la cottura per altri 6-7 minuti. Togliete subito i biscotti dal forno, non preoccupatevi se risulteranno ancora morbidi, metteteli su una griglia a raffreddare, in pochi minuti diventerranno secchi ma friabili.

Preparate la farcia, lavorando la robiola con il burro ammorbidito e le acciughe tritate, ridotte in pasta e una grattugiata di scorza di limone. Le dosi sono abbastanza indicative, dipende molto dal grado di sapidità delle acciughe utilizzate. L'acciuga si deve sentire ma la farcia non deve essere eccessivamente sapida per non penalizzare il gusto del tè verde.

Mettete la farcia in una tasca da pasticceria, disponete metà dei  dischetti su un vassoio, spremete una piccola nocciola di farcia al centro di ogni dischetto, infine coprite con il secondo dischetto imprimendo una leggera pressione in modo che la farcia si stenda uniformemente all'interno e colmi il disco, senza debordare. Farciteli e mangiateli subito e se avete un buon  saké, sentirete che spettacolo!!

PS: una volta farciti si possono conservare in una scatola di latta anche fuori dal frigorifero ma non più di 24h

mercoledì 20 febbraio 2019

O' BABA' AL LIMONE E ACCIUGHE


Impossibile resistere al richiamo di creare una ricetta per onorare uno chef che stimo moltissimo e ho il piacere di conoscere personalmente: Peppe Guida, chef stella Michelin dell'Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense  e noto volto televisivo di Gambero Rosso Chanel. 
Ho avuto anche l'onore di fargli assaggiare due miei piatti, al  Pastificio dei Campi,  in finale per due volte al contest de Le Strade della Mozzarella, l'ultimo vinto a pari merito con Elisa Bene, nel 2015 

Lo chef ha lanciato un contest sui social, hashtags  #escilaricetta #lochefnostro #peppeguida #anticaosterianonnarosa in cui invita a creare una ricetta il cui protagonista deve essere il limone. 
Stavo giusto elaborando, per una prossima pubblicazione su un sito amico che me lo ha richiesto, un lemon curd salato da abbinare a delle acciughe; già fotografato e pronto da spedire, non potevo riciclarlo pari pari ma non volevo rinunciarci.  Pensando a come sfruttare l'idea del lemon curd,  ecco che il  neurone è scattato all'improvviso  e come spesso mi capita, mi si conficca in testa un progetto  e fino a che non lo realizzo, non ho pace..hahahaha robe 'e pazzi!!
Memore dei  babà  salati del  pranzo di Natale che mi erano piaciuti moltissimo, ho pensato che potessero essere adatti da farcire  con la crema al limone. E le acciughe? Non potevano mancare! Il finocchietto poi,  è venuto da sé..
Il curd è una versione alleggerita nel contenuto di grassi, grazie all'uso dell'agar agar come addensante della crema e al  posto del burro, ho usato della panna montata per un risultato ancora più soffice e...ehm...leggero, diciamo.... 
Per quanto riguarda le acciughe, per chi non gradisce il crudo, seppur ammansito dalle marinate, si possono usare delle ottime acciughe salate o sott'olio, come quelle di Cetara

Sua Maestà il Babà ha bisogno di un piatto-corona, giusto? 


O’ BABA’ AL LIMONE E ACCIUGHE

Ingredienti per 6 babà mono porzione
(stampini tronco-conici da 6 cm di diametro superiore, 4 cm diametro inferiore, altezza 6 cm)

125 g di farina 0 manitoba
7,5 g di lievito di birra fresco o 2,5 di lievito secco granulare
1 uovo e 1/2 (tuorlo e albume= ca 75 g)
1/2 cucchiaio di zucchero semolato
la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato
1 pizzicotto di sale
40 g di burro + altro per ungere gli stampi

Bagna:
600 ml d’acqua
250 ml di vodka
le scorze di 2 limoni non trattati + 2-3 foglie spezzettate
un pizzico di sale fino

6 acciughe precedentemente abbattute a – 20°C 48 h o -18° C 96 h come da prassi per il consumo del pesce crudo
Sale grosso integrale e zucchero semolato in parti uguali, le scorze di mezzo limone non trattato
Olio extravergine d’oliva, colatura di alici di Cetara in parti uguali

Crema al limone:
3  tuorli + 1 uovo intero
2 g di agar agar 
200 ml di succo di limone + scorze di 2 limoni non trattati
1 cucchiaio di zucchero semolato
una puntina di sale fino
50 ml di panna  montata non zuccherata

Ciuffetti di finocchietto selvatico per guarnire

Per i babà: mescolate in una ciotola la farina con lo zucchero, la scorza grattugiata del limone e il sale. Unitevi il lievito sciolto in una cucchiaiata d'acqua tiepida e le uova sbattute. Impastate vigorosamente con un cucchiaio per 5-6 minuti, oppure lavorate la pasta nell'impastatrice col gancio apposito. (io ho usato l'impastatrice perchè l'impasto è molto appiccicoso). Incorporate il burro morbido poco alla volta. Coprite l'impasto con un canovaccio e fate lievitare fino al raddoppio.
Sgonfiate l'impasto e distribuitelo  in piccole porzioni negli stampini ben unti di burro, in modo da riempirli fino a metà. Coprite e fate lievitare fino a che la pasta riempia completamente gli stampi e tenda a fuoriuscire. Preriscaldate il forno a 180 ° C e cuocete per 15-20 minuti. Meglio se si preparano il giorno prima. 

Stendete le acciughe in una pirofila, copritele con un mix di sale e zucchero in parti uguali e la scorza grattugiata di mezzo  limone. Fate marinare in frigorifero per circa un’ora. Infine sciacquate e tamponate con carta assorbente. Disponete le acciughe in una pirofila pulita e copritele con un'emulsione di olio evo e colatura di alici in pari quantità. Tenete in frigorifero fino all’utilizzo.

Per la crema: Sbattete le uova con lo zucchero e l’agar agar, unite il succo di limon e le scorze a julienne, insaporite col sale,  cuocete a bagno maria o a fuoco dolcissimo, fino a che la crema si sarà addensata. Passate al setaccio per rimuovere le scorze di limone, fate raffreddare velocemente, immergendo il pentolino in una bacinella con acqua e ghiaccio. Una volta fredda, incorporate delicatamente la panna montata

Per la bagna dei babà : mettete a macerare per 12 h in 600 ml d’acqua le scorze di 2 limoni e 2-3 foglie spezzettate.  Portate ad ebollizione l'acqua di limone, poi spegnete,  filtrate, miscelate con la vodka ed un pizzico di sale fino,  lasciate intiepidire e  intingete i babà fino a che si saranno ben impregnati, infine  strizzateli e metteteli a testa in giù su una gratella per far colare l'eccesso di liquido. 

Incidete i babà nel senso della lunghezza,  farciteli con un’acciuga marinata, la crema al limone e guarnite con un rametto di finocchietto selvatico.




sabato 3 febbraio 2018

CUCCHIAI DI FINOCCHI CON TARTARE DI TONNO ALL'ARANCIA E GELATO ALL'EXTRAVERGINE


Della serie..."l'eleganza del finocchio", come titola il mio  articolo sul Calendario del Cibo Italiano per la Giornata Nazionale del finocchio, una vera crociata per rivalutare il più snobbato, ridicolizzato prodotto del mondo vegetale!

Poveri finocchi, così bistrattati eppure così buoni, salutari e versatili, non solo in cucina!
Io li adoro sia crudi che cotti. Ne ho sempre in casa durante l'inverno. Per me i finocchi stanno all'inverno come i pomodori all'estate. Sono così pratici e veloci da preparare, soprattutto crudi, affettati finemente e conditi con buon olio extravergine d'oliva, limone e sale o magari anche con un'acciughina salata sciolta nell'olio, accompagnano molte pietanze, sia carne che pesce. Inoltre, sono nostri alleati nelle diete dimagranti,  contengono molte  fibre, zero grassi e poche calorie, sono diuretici e depurativi e appagano anche psicologicamente, come tutte le verdure crude, perchè impegnano le mandibole che ti sfiniscono a furia di sgranocchiare e ti danno un senso di sazietà pur avendo incamerato pochissime calorie!

Molte persone li considerano cibo triste da malati, soprattutto cotti. Mi chiedo se li sappiano cuocere!! Certo che se li fanno bollire fino a farli quasi spappolare, perdono molto del loro sapore nell'acqua. Come tutte le verdure, è sempre bene cuocerle al dente. Io li affetto più o meno finemente, a seconda di quello che voglio farci, e li faccio saltare direttamente in padella antiaderente, appena velata d'olio, lasciandoli croccanti,  quando con erbe (alloro ma anche finocchietto selvatico e i suoi semi) o  spezie (semi di coriandolo per esempio), quando con una spruzzata di succo d'arancia o di limone, magari in agrodolce, con aceto di mele e miele o zucchero e sale. Insomma, i miei finocchi sono tutto tranne che tristi e insapori!! Ovvio che bisogna essere selettivi nell'acquisto ed è  meglio scegliere quelli provenienti da coltivazioni biologiche o che seguono la lotta integrata.


I coltivatori e gli ortolani li distinguono inoltre in maschi e femmine ma è solo una distinzione di comodo per differenziare due tipolgie, in realtà non esiste il sesso dei finocchi (ops!  si parla anche di "quelli" nell'articolo del Calendario con le ipotesi sull'etimologia del termine.....). I "maschi" sono più panciuti e saporiti, ottimi crudi. Le "femmine", sembra un controsenso, sono quelli dalla forma più allungata e sono più adatti alle cotture. Ne abbiamo riso infatti con Mai Esteve, quando le ho chiesto se poteva animare, con la sua straordinaria abilità, la mia foto che metteva a confronto un maschio e una femmina, entrambe avremmo detto il contrario! non è meravigliosamente simpatica l'interpretazione di Mai nella foto qui sopra?

Sul mio blog ci sono molte ricette coi finocchi ma per l'occasione ne ho voluta proporre una nuova che sfrutta comunque un'idea già collaudata durante una serata indimenticabile, in cucina con lo chef Maurizio Marsili del ristorante Pesce Briaco di Lucca: le foglie dei finocchi modellate come cucchiai, che si sgranocchiano con quello che contengono naturalmente.


Ingredienti per 4 cucchiai:

120 g di filetto di tonno o palamita già bonificato/abbattuto, vedi prassi per il consumo del pesce crudo
2 finocchi "maschi" medi
1 arancia non trattata
1/2 cipolla rossa di Tropea
qualche ciuffo di finocchietto selvatico
sale qb
pepe agrumato (es Sichuan) in grani

Per il gelato all'olio extravergine d'oliva (facoltativo)
80 ml di latte intero
100-150 ml di olio extravergine d'oliva Toscano, dal gusto intenso, fruttato, con buon piccante e amaro
sale

Per il gelato: intiepidire il latte, versarlo nel bicchiere di un frullatore ad immersione, iniziare a frullare versando l'olio a filo e continuare a montare, come per una maionese, fino a che si formerà un composto gonfio, sodo e stabile. Condire con un pizzichino di sale. Porre in freezer a rassodare, in un recipiente per gelati, appoggiando sulla superficie un foglio di pellicola per alimenti. Dopo un paio d'ore, togliere dal freezer, frullare e riporre di nuovo in freezer, ripetere l'operazione ancora una o due volte  e infine lasciare in freezer  fino al momento dell'utilizzo.

Togliere ai finocchi le foglie esterne se ben sane e senza ammaccature altrimenti scartarle o ripulirle accuratamente o usare quelle più interne. Rifilarle, dando una forma a petalo o cucchiaio,  con un coltellino affilato. Immergerle in acqua molto fredda e limone fino all'uso.

Tagliare a tartare  il tonno, ridurre a mirepoix un paio di  foglie interne più tenere di un finocchio e mezza cipolla rossa. Condire la tartare con il mirepoix di finocchio e cipolle, il succo di mezza arancia e qualche scorzetta, qualche ciuffo tenero di finocchietto selvatico, olio extravergine, un pizzico di sale e un tocco di pepe agrumato (es. Sichuan) di mulinello.



Scolare e asciugare i cucchiai di finocchio, riempirli con una generosa cucchiaiata di tartare e, se piace e l'avete preparato, completare  con una mezza pallina di gelato all'extravergine e una scorzetta di arancia ottenuta con il riga limoni.

E per concludere con  l'eleganza del finocchio...vi offro un mazzo di calle di finocchi!!


Facilissime da fare, non è necessario essere campioni di thai carving!




sabato 20 maggio 2017

ROLLS TRIPLE A PER L'MTC N. 66

Chi segue il mondo del vino, probabilmente conoscerà l'associazione di vignaioli Triple A, cioè Agricoltori, Artigiani, Artisti la cui filosofia, in sintesi, contrasta la standardizzazione, l'omologazione e l'appiattimento del gusto attraverso un recupero di tecniche colturali naturali che esaltino l'impronta del  vigneto, l'incidenza del territorio e il lavoro e la personalità dell'uomo.

La mia Triple A invece si legge così: A come Affumicato, A come Acciuga, A come Ancora tu...(l'acciuga, che altro?)
Trovare un parallelo significativo con la Triple A di cui sopra, oltre alla triplice A delle iniziali dei titoli dei miei rolls, vorrebbe dire  arrampicarsi sugli specchi ma in  un certo senso sono una coltivatrice pure io, coltivo la passione per il pesce azzurro, acciughe e palamita in primis, quindi A come Appassionata!! sono Artigiana, faccio tutto, o quasi tutto, da sola  nel mio piccolo laboratorio domestico  (forse dovrei mettermi a pescarle le acciughe effettivamente e devo anche imparare a farle sotto sale, vergogna, non ci ho mai provato!!!). Artista? forse..ogni tanto, quando i piatti mi vengono bene anche esteticamente.

Non sto farneticando, sto solo cercando di giustificare il titolo di questi rolls! Fatti per la prima volta, per l'Mtchallenge n. 66 ovviamente, come tante mie prime volte, grazie all'Mtc.   La sfida dei rolls è stata  lanciata dalla super tecnica e abilissima Giovanna Lombardi di Gourmandia Chef che ammiro e seguo da tempo


Sfida insidiosa, come la Terrina, devi studiarti e programmarti bene la preparazione e l'esecuzione manuale per ottenere il risultato coreografico e cromatico voluto altrimenti son pastrocchi!! Ma anche la precisione della forma tonda e il taglio non sono da sottovalutare, anzi...

Dritti al punto perché la faccenda è lunga!!



A come Affumicato* -Tartare di palamita  alla paprika affumicata, peperoni agrodolci, olive, cipolle, sedano bianco - nastro di porro - aria di limone - focaccina croccante  al nero di seppia


* non sono elencati in ordine gustativo ma nell'ordine in cui li ho concepiti. E ora che ci penso, non è facile consigliare un ordine gustativo....fate vobis!!

Questi rolls con la palamita affumicata sono ispirati ad un piatto presentato alla gara Saranno Famosi di Un Mare di Gusto, Palamita&Friends dalla dolce Giselle Niccolai, sous chef di Deborah Corsi del ristorante La Perla del Mare: crostone di pane,  tartare di palamita affumicata condita con peperoni, tarassaco, sedano rapa e scalogno, accompagnata da crudité di radici e aria di limone, nella sua brillante interpretazione del tema della manifestazione "le nostre radici, tra cultura pesce e verdura".
La mia palamita non è propriamente affumicata con il metodo canonico dell'affumicatura, che non mi sono mai azzardata ad affrontare fra le mura domestiche, ma è più semplicemente e facilmente condita con paprika affumicata (una furbata degna dell'Araba, no?).
Ho sfruttato dunque l'idea e qualche elemento dell'ottimo piatto di  Giselle che aveva ottenuto lusinghieri commenti dai  giudici di gara e che anch'io ho avuto l'opportunità di assaggiare;  peccato che il pane fosse stato abbrustolito in precedenza e al momento dell'assaggio era ormai indurito, altrimenti si sarebbe potuta aggiudicare anche il podio! Brava la nostra Gisellina!!



Ingredienti per un roll di 16-17 cm di lunghezza e 5 di diametro
da cui ottenere 10-11 rolls da 1,5 cm di spessore:

Per la tartare di palamita
1 filetto di palamita da 200 g spellato e spinato
 (da congelare o abbattere, come da prassi per il consumo del pesce crudo, in questo caso,  dopo il confezionamento dei rolls)
20 g di cipolla rossa di tropea
1 falda di peperone rosso
1 falda di peperone giallo
1 cuore di sedano bianco
1 porro grande
una manciata di olive taggiasche denocciolate sott'olio
1 cucchiaio scarso di paprika affumicata
olio evo monovarietale leccino
poco sale

Per la focaccina al nero di seppia
250 g di farina 00
2g di lievito di birra disidratato
8-10 g di nero di seppia fresco
acqua naturale
olio evo monovarietale leccino cs
sale

Per l'aria di limone
Succo di limone 100 ml
Acqua 100 ml
1 cucchiaio di lecitina di soia in polvere
(o lecitina in granuli ridotta in polvere nel mixer)

Per i rolls: tritate al coltello la polpa della palamita, conditela con un trito di cipolla, sedano e olive ben sgocciolate dall'olio di conservazione, poco sale, la paprika affumicata e un poco d'olio evo.
Tagliate i peperoni a bastoncini, scottateli in acqua, aceto, sale e zucchero al microonde, potenza massima per 1 minuto. Scolateli bene su carta assorbente.
Lavate bene i porri, incideteli nel senso della lunghezza, scartate le foglie esterne più dure, prelevate quelle interne, eliminate la parte verde superiore, ricavate delle strisce, sbianchitele in acqua bollente salata per 30 secondi circa. Prelevatele con una pinza e fate asciugare bene e raffreddare completamente su un canovaccio pulito o carta assorbente.
Stendete un foglio di pellicola su un tagliere o su un banco da lavoro. Se disponete dell'apposito stuoino per sushi, mettetelo sotto la pellicola, aiuterà nell'arrotolamento. Disponete in verticale uno accanto all'altro e leggermente sovrapposti  i nastri di porro e formate un rettangolo della misura di 14-15 cm di base per 16-17 di altezza. Disponetevi la tartare di palamita, lasciando un bordo pulito che servirà a chiudere il roller, stendete qualche bastoncino di peperone giallo/rosso, arrotolate, aiutandovi con lo stuoino e chiudete facendo sovrapporre il lembo di porri pulito. Arrotolate le estremità come una caramella, arrotolate e pressate bene sul piano di lavoro in modo da conferire una forma ben tonda al roller. Ponete in freezer come da prassi per il consumo del pesce crudo, 96 h cautelativamente a - 15°/18° C, nel freezer domestico  o  60 h a -20° C, 12 h a -40° C per chi possiede l'abbattitore. Il congelamento inoltre ore è raccomandato da Gourmandia Chef nelle sue istruzioni per produrre i rolls, per facilitarne il taglio.

Nel frattempo preparate  la focaccia. Diluite il nero di seppia con un poco d'acqua. Fate una fontana con la farina, unite il lievito, aggiungete il nero e un poco d'acqua, 1 cucchiaio   d'olio e iniziate ad impastare (non dimenticate i guanti!!) salate, aggiungete ancora acqua e impastate fino ad ottenere una consistenza come per una pizza. Formate un panetto e lasciate lievitare fino al raddoppio, coperto da un canovaccio inumidito.
Stendete infine la pasta in uno strato molto sottile su una teglia oliata, fate riposare per mezz'ora coperto con pellicola, infine rimuovete la pellicola, pizzicate la superficie con le dita unte d'olio, cospargete di sale e cuocete  in forno a 180° C per 15-20  minuti circa. 
Togliete dal forno, fate raffreddare, coppate la focaccia con un coppa pasta della stessa misura dei rolls. Sezionate i dischi di focaccia in modo da ottenere uno spessore di 7-8mm. Tostateli  in forno prima di completarli con i rolls

Fate scongelare i rolls per 45 minuti/1 h circa, procedete al taglio, poi fateli scongelare completamente su carta assorbente in modo da asciugarli bene.

Mettete i rolls sui dischi di focaccina al nero, tostati in forno appena prima del consumo.  Frullate l'acqua di limone con la lecitina, si formerà una schiuma densa e stabile. Raccoglietela con un cucchiaino e mettetene un poco sulla superficie dei rolls (non sono un'amante di queste schiumine ed è la prima volta che la faccio ma rimasi folgorata dall'assaggio del crostone di Giselle, conferisce all'insieme un tocco di acidità e freschezza gradevolissimo)


A come Acciuga -  Paté d'acciughe fresche al finocchietto selvatico, uvette e pinoli, arrotolato di acciughe crude marinate con miele d'acacia e colatura di alici - perle di colatura - base di sablé alle acciughe salate


Acciuga sopra, sotto, dentro e fuori!! Idea complessa, da perversione acciugosa, ponderata e progettata con cura. Non facile da realizzare, le acciughe scivolano via mentre si arrotola il roller, ci vuole un po' di pazienza. Prevedete imprecazioni ma son soddisfazioni! Il gusto vi ripagherà della sudata, sempre che vi piaccia il genere naturalmente..


Ingredienti per un roll di 16-17 cm di lunghezza e 5 di diametro
da cui ottenere 10-11 rolls da 1,5 cm di spessore

Per il paté d'acciughe:
300 g di acciughe fresche
1 patata a pasta gialla (100 g ca)
30 g di robiola o altro formaggio fresco spalmabile
20 g di burro
1 acciuga sotto sale
1 ciuffo di finocchietto selvatico
1 foglia d'alloro fresco
scorza di limone non trattato
olio evo, sale
una generosa manciata di uvetta passa
una manciata di pinoli

Per l'arrotolato d' acciughe
8-10 acciughe fresche medio-grandi
1 cucchiaio di miele d'acacia
1 cucchiaio di colatura di alici

Per le perle di colatura d'alici
20 ml d'acqua
40 ml di colatura di alici
una puntina di cucchiaino di agar agar in polvere
una tazza di olio di semi
una siringa piccola

Per i sablé alle acciughe salate
120 g di farina 00
80 g di burro freddissimo
1 cucchiaio d'acqua freddissima
3-4  acciughe sotto sale

Per i sablé: diliscate e sciacquate bene le acciughe, tritatele al coltello fino a ridurle in pasta o eventualmente frullatele.
Raffreddate le mani sotto l'acqua fredda, impastate brevemente e velocemente con la punta delle dita o nell'impastatrice la farina con il burro a tocchetti freddissimo, come a volerlo sbriciolare (la sabbiatura), unite l'acqua, le acciughe ridotte a crema e amalgamate bene tutto lavorando velocemente in modo che il calore delle mani non rischi di  "bruciare" l'impasto. Formate una palla, avvolgetela in un foglio di  pellicola per alimenti e fate riposare in frigo per mezz'ora almeno.
Riprendete la pasta, stendetela con un matterello su un foglio di carta imburrato, in uno strato di 5-6 mm, ritagliate dei dischetti della misura del rolls che vorrete ottenere (5-5,5 cm) con un coppa pasta. Impastate, stendete e coppate  nuovamente i ritagli fino ad esaurimento. Bucherellate un poco la superficie in modo che non si gonfi in cottura.
Fate cuocere in forno a 180° C per 10-12 minuti. Non devono dorare e non vanno toccati appena cotti. Induriranno al contatto con l'aria. Una volta completamente raffreddati, conservateli in una scatola di latta per biscotti.

Pulite tutte le acciughe (per il paté e per l'arrotolato), togliete testa, lisca e codina, mettetele in acqua e ghiaccio per 10 minuti per depurarle bene dal sangue. Sciacquatele e scolatele e fatele asciugare tamponando con carta assorbente. Scegliete le 8-10 più grandi e mettetele a marinare con un'emulsione di miele e colatura di alici per 4-5 h in frigorifero, coperte da pellicola.

Con le restanti acciughe (ca 160-180 g pulite)  preparate il paté. Fate rosolare in un poco d'olio e un po' d'acqua  l'acciuga salata diliscata e ben dissalata e lo spicchio d'aglio spremuto nello spremi aglio, con una fogliolina d'alloro. Unite le acciughe e il finocchietto selvatico spezzettato. Fate andare 5-6 minuti, regolate di sale. Lessate la patata, riducetela in purea. Eliminate la foglia di alloro. Frullate le acciughe a freddo con la robiola e il burro ammorbidito, unite la patata, aggiustate di sale.

Mettete a bagno in acqua calda l'uvetta. Tostate i pinoli in padella antiaderente.

Componete un piccolo roller stendendo il paté su un foglio di pellicola appoggiato su un banco di lavoro. Se disponete dell'apposito stuoino per sushi, mettetelo sotto la pellicola, aiuterà nell'arrotolamento. Cospargete con le uvette ben scolate e asciugate e i pinoli, arrotolate. Dovrete ottenere un roler di ca 4 cm di diametro. Chiudete il roller ai lati attorcigliando la pellicola come una caramella e rollate sul piano di lavoro per ottenere una forma ben tonda. Mettete in freezer a compattare per mezz'ora circa.

Per completare i rollers: stendete di nuovo un foglio di pellicola su un tagliere o su un banco da lavoro sul quale avrete appoggiato anche lo stuoino per sushi.
Togliete dalla marinata le acciughe senza scolarle eccessivamente, dividetele a filetti e disponetele, con la pelle appoggiata alla pellicola,   in senso verticale,  in due file una sopra l'altra a formare  un rettangolo della misura di 14-15 cm di base per 16-17 di altezza.
Togliete il roller dal freezer, posizionatelo sul bordo inferiore del rettangolo d'acciughe e rollate fino a congiungervi con il bordo superiore, pressando leggermente per fare aderire le estremità delle acciughe. Chiudete il roller ai lati attorcigliando la pellicola come una caramella. Rollate un poco per compattare il tutto e passate in freezer (vedi la palamita sopra) sia per la prevenzione per il consumo di pesce crudo che per agevolare il taglio dei rolls.

Preparate infine le perle di colatura mettendo innanzitutto una capiente scodella o bacinella  d'olio di semi in freezer per almeno un'ora.
Portate a leggera ebollizione una miscela di acqua e colatura di alici in cui avrete sciolto l'agar agar. Prelevate un po' di liquido con una piccola siringa senz'ago e fate cadere piccole gocce nell'olio freddissimo. Si formeranno delle piccole perle da prelevare con una schiumarola e sciacquare sotto acqua corrente per eliminare ogni residuo di olio. Procedete fino ad esaurimento del liquido; nel caso in cui iniziasse a solidificare, scioglietelo di nuovo semplicemente rimettendolo sul fuoco.
Fate infine  asciugare bene le perle su carta assorbente e mettete da parte fino all'uso, conservando in frigorifero.

Per comporre i rolls: togliete i rollers dal freezer circa un'ora prima. Tagliateli a fette alte 1,5 - 2 cm max. Fate decongelare completamente sopra carta assorbente. Infine posizionate ogni rotolino di paté sopra ad un sablé alle acciughe. Guarnite la superficie con un ciuffetto di finocchietto selvatico e un po' di perle di colatura di alici.



A come Ancora tu (l'acciuga naturalmente!) - Cuore morbido di acciughe salate, robiola e limone con spirale di carote e fragoline di bosco, arrotolato  in bucce di zucchine scure -  base di melone


Questo diventerà un must degli aperitivi estivi, il più facile e veloce da preparare, di bell'effetto cromatico e gradevolmente fresco, dolce e sapido, morbido e croccante  al palato. L'idea di partenza è scaturita semplicemente dall'abbinamento acciughe salate e melone, che avevo letto da qualche parte e mai provato.  Tutto il resto è venuto di conseguenza.

Ingredienti per un roll di 16-17 cm di lunghezza e 5 di diametro
da cui ottenere 10-11 rolls da 1,5 cm di spessore

120 g di robiola
60 g di burro
5-6 acciughe salate
timo limonato
scorza di limone non trattato
2 zucchine scure bio grandi
3 carote bio grandi
1 melone giallo
fragoline di bosco
(che in realtà ho colto nel giardino del vicino
e stiamo a poche centinaia di metri dal mare!!)
500 ml di vino dolce moscato
ghiaccio qb


Dissalate e diliscate le acciughe. Sciacquatele bene, tamponatele con carta assorbente, tritatele al coltello fino a ridurle in pasta o frullatele. Amalgamatele con il burro ammorbidito, la robiola, un pochino di scorza di limone grattugiata e qualche fogliolina di timo limonato.
Lavate bene le verdure, pelate le carote e con una mandolina ricavate dei nastri sottili e regolari. Lavate bene le  zucchine, ricavate dei nastri dalla buccia soltanto.
Fate scaldare metà del vino in un pentolino largo, sbianchite prima le carote per 30-40 secondi e infine le bucce di zucchina, devono ammorbidirsi appena in modo da poterle arrotolare facilmente ma devono rimanere ben croccanti. Prelevatele con una pinza, passatele nel restante vino e ghiaccio per fissare il colore e prendere sapore. Lasciate marinare per almeno 30 minuti, infine scolate e fate assorbire tutto il liquido in eccesso distendendole su carta assorbente.

Componete un piccolo roller di 1,5 di diametro stendendo la crema di robiola e acciughe su un foglio di pellicola appoggiato su un banco di lavoro. Se disponete dell'apposito stuoino per sushi, mettetelo sotto la pellicola, aiuterà nell'arrotolamento. Formate un rotolino, mettetelo in freezer a compattare per mezz'ora circa. Ripetete l'operazione su un foglio di pellicola su cui avrete steso le carote leggermente sormontate una accanto all'altra. Arrotolate le carote sul piccolo roller, chiudete le estremità a caramella, strizzate e compattate bene, passate di nuovo in freezer mezz'ora.
Infine stendete le zucchine su un foglio di pellicola con la parte della buccia esterna appoggiate alla pellicola. Spalmatevi sopra la restante crema di robiola e acciughe lasciando un po' di bordo libero all'estremità superiore, posizionate il roller di carote sul lato inferiore e arrotolate fino a congiungervi con l'estremità libera delle zucchine. Fate aderire bene, chiudete con la pellicola, arrotolate le estremità laterali a caramella, rollate per ottenere una forma più tonda possibile, passate in freezer per un paio d'ore al fine di agevolare il taglio finale.
Togliete i roller dal freezer un'ora prima dell'uso, affettateli e fateli decongelare completamente.
Affettate il melone, privarlo della buccia esterna, con un coppa pasta ricavare dei dischetti di 5 cm o della misura dei roller ottenuti
Lavate le fragoline di bosco
Assemblate i rolls posizionando un disco di crema di robiola e acciughe su un disco di melone, decorate con le fragoline.










mercoledì 8 febbraio 2017

PESCI DI MACARONS ALLE ACCIUGHE SALATE


Non ho saputo resistere, dovevo riprovare i macarons all'acciuga, assaggiati una sola volta ma che non mi avevano convinto. Complice il recente Mtchallenge n 62 che aveva per tema appunto i macarons e che da scettica mi ha trasformata in una fanatica di questi dolcetti difficili ma tanto gratificanti, che ti fanno esultare quando li togli dal forno e sono come devono essere, con il loro collarino, cotti bene e tondi quanto basta con le loro piccole imperfezioni ma che fanno parte del gioco!!
Dopo il mio primo esperimento, i macarons al garam masala e al cremoso al wasabi, che ha avuto un esito più che soddisfacente, ci avevo preso gusto e ne ho prodotti in una seconda versione salata, come previsto dal regolamento del nostro gioco, sempre con due gusti in armonia fra loro: cuori di macarons ai fegatini toscani e alla spuma di mortadella di Prato

Li avevo mostrati orgogliosa a parenti amici e quando è capitato un invito a pranzo proprio da chi li aveva visti, ho dovuto rifarli perché li volevano assaggiare!!!
Ho fatto il bis delle due versioni dolci, a cui ho aggiunto un terzo gusto : ganache di cioccolato fondente all'olio extravergine e fiocchi di sale Maldon (niente male).

Eccoli impacchettati e infiocchettati pronti da regalare!


E mentre li preparavo, ho colorato qualche guscio d'azzurro, gli ho dato la forma di pesce e ho optato per una farcia alle acciughe salate, con l'aggiunta di scorza di limone come suggerito da Flavia di Cuocicucidici, che mi ispirava assai, rivista a modo mio.


Non sono proprio bellissimi ma la forma non è facile da eseguire se non si è maestri di pochage, inoltre il bel turchese che avevano da crudi, in cottura è molto cambiato, sigh!


E infine accoppiati, farciti e un po' truccati :-))


Ingredienti e dosi per i macarons come da ricetta di Hermé proposta da Ilaria Talimani, Blog Soffici.
Io ho colorato d'azzurro un quarto del quantitativo di  TPT indicato e quindi un quarto di meringa ed ho ottenuto 40 gusci=20 macarons diametro 3.5 cm circa.

Farcia:

50 g di robiola fresca
4-5 acciughe sotto sale o 8-10 filetti di acciughe sott'olio
la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato
un cucchiaino di succo di limone
qualche ciuffo  finocchietto selvatico

Dissalare e sciacquare bene le acciughe salate (o sgocciolare bene e sciacquare quelle sott'olio), diliscarle, asciugarle e tritarle al coltello fino a ridurle in pasta.
Amalgamarle alla robiola fresca, con la scorza di limone, il finocchietto tritato e un po' di succo di limone.
Farcire i macarons, decorarli a piacere con coloranti per dolci, farli riposare in frigo per 24 h e toglierli almeno due ore prima di consumarli.

La farcia deve risultare ben sapida,  per intenderci, se la spalmate sul pane vi sembrerà molto salata ma funzionerà per contrasto  con l'estrema dolcezza dei macarons e se ne  potrà avvertire  ben distintamente il gusto, completato dalla fresca nota agrumata del limone e dall'aromaticità erbacea del finocchietto, per un risultato sorprendentemente armonico e d'effetto!








sabato 22 ottobre 2016

CASTAGNACCIO SALATO ALLE ACCIUGHE E PISTACCHI


Un castagnaccio decisamente insolito questo che dedico alla giornata nazionale del Castagnaccio secondo il Calendario del Cibo Italiano Aifb, di cui è splendida interprete Alice Del Re, del blog Pane Libri e Nuvole, nell'ambito della settimana della Castagna, a cura di Silvia Leoncini del blog La Masca in cucina

Rimando all'articolo di Silvia sul sito Aifb per scoprire tutto sulle castagne.
Mentre l'articolo di  Alice ci spiega ogni dettaglio storico, culturale e tecnico sul castagnaccio, una "torta" a base di farina di castagne,  che accomuna molte regioni italiane e che presenta varianti sia nella preparazione che nella declinazione del nome, vedi pattona, migliaccio e torta di neccio, per citarne alcune, a seconda dei luoghi d'origine ovvero le zone appenniniche o pedemontane di Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Calabria.

Per questa variante salata, ho preso spunto  da un esperimento affrontato qualche anno fa, riuscito ed apprezzato, seguendo una ricetta contenuta in un bellissimo libro con cui avevamo inaugurato l'attività Starbooks, di cui avevamo un unico esemplare che ci dividevamo: La farina di castagne della Val Bisenzio, Claudio Martini Editore.
Libro che poi  in seguito ho ricevuto come premio, graditissimo,  insieme ad un secondo libro, dello stesso editore, sui  Biscotti di Prato, per il contest dedicato a questi ultimi.

Il primo esperimento : QUADRUCCI DI CASTAGNATO SALATO prevedeva cipolle, salsiccia, pistacchi al posto dei pinoli, tabasco e cannella. Un connubio di sapori gustosissimi per un risultato decisamente insolito.
Per quest'occasione, ho  pensato di sostituire la salsiccia con le acciughe salate per la nota sapida, ho mantenuto cipolle e pistacchi, eliminato la cannella che non lega con le acciughe (con la salsiccia sì perché ha una parte grassa e dolce importante che alle acciughe manca), per contro ho aggiunto le uvette e ho sostituito il tabasco con un peperoncino Jalapeño in fiocchi di un'azienda amica.  Quindi, secondo esperimento di castagnaccio salato riuscito direi!


Ingredienti per 18 pezzi 4,5x4 cm- teglia cm 14x24

80 g di farina di castagne dell'Amiata
120 ml acqua
1/2 uovo
100 g di cipolle rosse
20 g di pistacchi spellati, non salati
20 g di uvetta sultanina
2-3 acciughe intere sotto sale
1/2 cucchiaino di peperoncino Jalapeño in fiocchi
1 foglia di alloro
1 rametto di rosmarino
olio extravergine d'oliva qb
sale

Affettare le cipolle finemente, metterle in una casseruola con due cucchiai d'olio  e uno d'acqua e l'alloro,  farle stufare a fuoco medio. Farle asciugare bene, regolare con un pizzico di sale e lasciarle raffreddare. Togliere la foglia di alloro.
Nel frattempo sfilettare e dissalare, sciacquando ripetutamente sotto acqua corrente, le acciughe e spezzettarle.  Spezzettare i pistacchi.
Amalgamare in una ciotola la farina di castagne, precedentemente setacciata,  con il peperoncino,  l'acqua, l'uovo, un cucchiaio d'olio  e  un pizzico di sale. Versare l'impasto in una teglia bassa, antiaderente (di ca. cam 25x18) abbondantemente oleata.
Distribuire sopra all'impasto le cipolle, i pistacchi, i tocchetti d'acciughe,  a cuocere in forno a 180 ° C 20-25 minuti. 
Lasciar intiepidire   il castagnaccio prima di sformarlo, cospargere con ciuffi di rosmarino fresco, tagliarlo a quadrotti 4x4 cm e servire tiepido.



Sembra un quadro astratto vero? Tra un cretto di Burri e un informale di De Kooning!


venerdì 21 ottobre 2016

TAPAS LA VUELTA A ESPANA DALL'ATLANTICO AL MEDITERRANEO



Si fa presto a dire Tapas!  Tapas è un termine spagnolo generico che raggruppa diverse tipologie di piccole porzioni di cibo da consumare seduti o  in piedi, con fiumi di birra, vino o sangria, andando da un posto  all'altro, ridendo e scherzando e ballando e, soprattutto, tirando tardi,  in quel modo tutto spagnolo detto appunto "ir de tapeo". 
Per la precisione però, le  Tapas, propriamente dette,  sono piccole porzioni di un piatto intero (infatti nei menu si legge: raciòn o tapa, cioè piatto intero o piccolo) che si mangiano seduti, in un piattino, con le posate. Sia tradizionalmente che ai  fini della nostra gara non devono essere finger food concepiti come tali ma devono essere veri mini-piatti. Es.: un pezzetto di tortilla e’ una tapa, un mestolo di zuppa e’ una tapa, un biscotto salato non lo e’.
Nell'ampia categoria delle tapas compaiono i  Pinchos (da non confondere con i Pintxos baschi), che  sono invece finger food che si infilzano con uno stuzzicadenti- di ogni foggia e misura-  e si mangiano in piedi, al bancone del bar. Quindi, a differenza delle Tapas, i Pinchos nascono per essere mangiati in un solo boccone, con piena fantasia nella scelta degli ingredienti. L’unico limite e’ la consistenza, visto che lo stuzzicadenti e’ essenziale (altrimenti i baristi non sanno fare i conti, visto che al posto del blocchetto delle ordinazioni ci sono gli stuzzicadenti vuoti)
Infine ci sono i  Montadito,  fettine di pane o panini mignon su cui viene assemblato ogni ben di Dio, a seconda della fantasia di chi li prepara. Essenziale, quindi, è il pane o simili. (vedi articolo  Mtc60)  

Troppo facile eh? non sia mai detto! All'Mtc ci si deve complicare un po' la vita, altrimenti che gusto c'è? Bisogna creare una tapa, un pincho e un montadito che abbiano lo stesso comun denominatore, cioè un legame fra loro, ispirato a qualsiasi cosa ci passi per la mente, l'importante è che abbia senso e che venga ben collegato ed espresso poi nelle preparazioni. E qui scatta la febbre da Mtc, soprattutto se bisogna onorare la più pazza delle emmeticine, la mitica Mai, una che ti vince la sfida sugli gnocchi con le "gnoccozze", gnocchi neri a cui ha dato la caratteristica forma dei mitili tanto amati dal marito.
Come fai a competere in originalità e simpatia? Allora vai sul sicuro, su quello che conosci, sul filo dei ricordi, ricordi di viaggio, dei viaggi in Spagna, per la precisione, che ho girato abbastanza in lungo e in largo ma i luoghi che mi hanno affascinato maggiormente sono stati  la Galizia, il Cantabrico e i Paesi Baschi e l'Empordà in Catalunya, la terra di Mai. (Mi mancano tante zone comunque, per esempio l'Estremadura e i Pirenei che mi attraggono moltissimo)
Ecco allora, dopo gli gnocchi Giro d'Italia, per la sfida precedente,  la Vuelta a España! Un giro di Spagna cultural gastronomico dall'Atlantico al Mediterraneo, dove la principale fonte di ispirazione è il mare, declinato secondo le eccellenze culinarie dei luoghi coinvolti.  Per puro caso, inoltre, ho scoperto che la Vuelta 2016 ha toccato proprio le mie tappe!!



Protagoniste dunque alcune regioni iberiche estreme e di confine, connotate da carattere fiero e ribelle:  la Galizia col suo pulpo galego nella mia variante con  le patate ridotte in purea, aromatizzata al limone e il pimentón (paprica affumicata) di Murcia per le tapas - San Sebastian, Paesi Baschi con un montadito di pane al nero di seppia, ispirato al  bacalao al pil pil, specialità basca,  con cui ho farcito i  pimientos de piquillo di Lodosa, Navarra;  infine, per i pinchos, le acciughe de L'Escala, Catalunya, scoperte proprio grazie alle raccomandazioni di Mai, interpellata prima del viaggio, perché non ci sono solo le acciughe del Cantabrico! Co-protagonista: il  chorizo de Bellota (il mio d' Extremadura).


TAPAS INFINITO GALEGO
(sperando che Leopardi non mi fulmini)

Sempre caro mi fu quest'ermo scoglio
e questa gente, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma vendendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste onde, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il tapear m'è dolce in questo mare

In principio fu il polpo, il polpo alla galega (secondo l'idioma galiziano e non gallega che è castigliano, cioè spagnolo corrente), di cui sono ghiotta.
E' stato il primo pensiero associato alle tapas e da lì ho sviluppato tutto il resto.
La Galizia mi è rimasta nel cuore  per i suoi bellissimi paesaggi, le baie, le spiagge sconfinate  e le straordinarie scogliere, le architetture tipiche delle case cittadine con i balconi chiusi e riccamente intarsiati per proteggersi dai forti venti atlantici, per la sua  gastronomia ricchissima e un vino eccellente, considerato il miglior bianco di Spagna: l'albariño,  ma  anche per i  piacevoli ricordi  di situazioni rocambolesche che si sono succedute durante il viaggio, che potevano volgere al drammatico, risoltesi invece brillantemente, e pertanto maggiormente gustate.
Come quando, sbadatamente, giungemmo  a Sanxenxo, affollata località balneare dal nome quasi impronunciabile, esattamente nel weekend di ferragosto alle h 18, senza prenotazione alberghiera naturalmente, dopo una lunga e faticosa giornata di viaggio,  e quando ci presentammo  all'ufficio del turismo, ci scoppiarono  a ridere in faccia!! Ci dettero una lista di possibili alberghi disponibili e buona fortuna!
Dopo quasi due ore di giri a vuoto, rassegnati a dormire in macchina, notammo un'insegna verso le colline: Hotel Seixalvo, 2 stelle. Incominciammo a  ridere, Sei salvo a San sexo, e ci dirigemmo verso l'hotel, sperando che fosse la volta buona.
All'Hotel Seixalvo, un modesto ma dignitoso hotellino in collina con vista sulla baia,  eravamo veramente SALVI! Accolti da un signore simpaticissimo e ciarliero che ci mostra "l'instalacion" e ci ubriaca di informazioni, regole e orari. Inoltre dopo aver preso i documenti ci chiamava per nome di battesimo  "Patrissio" e Maria Cristina (io il Maria me lo ricordo solo quando devo firmare qualche documento ufficiale!).
La mattina a colazione era come essere in un collegio o in una caserma militare, nessuno fiatava, odore di disinfettante ovunque, servizio spartano con marmellate,  fette biscottate e  brioches contate ma ci siamo divertiti un sacco, ci siamo rimasti due notti, si conversava persino con la nonna che stazionava fissa con la sua sedia nel bel mezzo dell'ingresso dell'hotel, lei  parlava solo galego  e noi italiano, ci si intendeva che era una meraviglia! Un luogo mitico, l'abbiamo rammentato per anni!

Ingredienti per 8-10 tapas

1 polpo da 800 g
400 g di  patate gialle
1 limone non trattato
2 spicchi d'aglio
100 ml d'olio extra vergine d'oliva
acqua, sale qb
pimentón  (paprica affumicata) + paprica dolce qb
qualche rametto di rosmarino

Io cuocio il polpo nella pentola pressione con un dito d'acqua soltanto. 20 minuti dal fischio ed è pronto. Lo lascio raffreddare nella sua acqua, assaggio e di solito è sapido al punto giusto, non è necessario aggiungere sale. Non lo privo delle ventose, né lo spello completamente, lo si priverebbe di tanto gusto, tolgo solo un po' di pelle collosa alla congiunzione dei tentacoli con la testa.
Nel frattempo,  sbuccio e taglio a fettine l'aglio, lo metto nell'olio, porto a 50° C per pochi minuti e poi lo lascio raffreddare e insaporire per ventiquattr'ore, aggiungendo eventualmente un piccolo rametto di rosmarino.
Lavo ma non asciugo le patate, le bucherello e le cuocio senz'acqua, in microonde, potenza massima 6-8 min. a seconda delle dimensioni, girandole a metà cottura.
Le sbuccio calde, le passo nello schiacciapatate e poi le metto in un pentolino, diluisco con un po' d'acqua calda, condisco con olio, una generosa grattugiata di scorza di limone, regolo con poco sale.
Metto un paio di cucchiaiate di puré caldo in una ciotolina mono porzione, ci accomodo sopra alcune fettine di polpo ancora caldo, condisco con l'olio all'aglio, cospargo con un mix di paprica dolce e affumicata (o solo affumicata se si gradisce un gusto più aggressivo) e guarnisco con un ciuffetto di rosmarino fresco.



MONTADITO PIL PIL


Crepuscolo marino,
in mezzo
alla mia vita,
le onde come uve,
la solitudine del cielo,
mi colmi
e mi trabocchi,
tutto il mare,
tutto il cielo,
movimento
e spazio,
i battaglioni bianchi
della schiuma,
la terra color arancia ,
la cintura
incendiata
del sole in agonia,
tanti
doni e doni,
uccelli
che vanno verso i loro sogni,
e il mare, il mare,
aroma
sospeso,
coro di sale sonoro,
e nel frattempo,
noi,
gli uomini,
vicino all’acqua,
che lottiamo
e speriamo
vicino al mare,
speriamo.
Le onde dicono alla costa salda:
tutto sarà compiuto.

Pablo Neruda, Ode alla speranza

L'Ode alla speranza di Neruda è una poesia a cui sono molto legata, scoperta in un momento molto riflessivo e di grande sensibilità della mia vita.
Il mare è fonte universale di ispirazione poetica, fonte di vita e di morte, di lotte e speranze e di sogni affidati alle onde e all'infinito, diverso da quello leopardiano ma sempre evocativo di pensieri, sogni e ricordi. Questo mi hanno ispirato i Paesi Baschi affacciati sul mare, forse visitati a fine stagione, con cielo grigio e tempo piovoso, in un'atmosfera ovattata e struggente che mi ha lasciato una sorta di mestizia mista a malinconia, rincuorata però dalla speranza, proprio come nella poesia di Neruda.
A San Sebastian, tempio della migliore gastronomia ispanica, ho assaggiato un' interpretazione già modernizzata del tradizionale bacalao al pil pil, che altro non è che del baccalà cotto in olio e tanto aglio, che diventava una salsa cremosa. Non ho ancora  scoperto però cosa significhi pil pil!
Ho pensato di scorporare gli ingredienti e di infilare il baccalà mantecato nei peperoncini del piquillo, come quelli che prepara Angelo Torcigliani nel suo ristorante Il Merlo, a Camaiore, di cui mi ero innamorata.  Il pane nero è venuto da sé per esigenze cromatiche e comunque, ha il mare dentro, perché non è carbone ma nero di seppia. Il pil pil l'ho reso con una maionese all'aglio, preparata con latte e olio extravergine d'oliva, senza uova.
E i piquillo? trovati e forniti con grande tempestività, su mia richiesta,  dal simpaticissimo Luca Benigni, titolare insieme alla sua famiglia della gastronomia L'angolo del Buongustaio,  del Mercato Centrale di Livorno, o delle Vettovaglie che, va detto, è poco conosciuto ma è il più grande d'Europa!

Si tratta di una varietà botanica unica ed autoctona della Navarra.  Piccoli, piccanti e di colore rosso intenso, lunghi 8-10 cm, da crudi, sono molto amari ma grazie alla pratica tradizionale di arrostirli su braci a legna, perdono la loro amarezza e mantengono la loro carnosità e  il loro aroma speciale, delicato, con retrogusto di arrostito e diventano un prodotto gastronomico eccellente e molto ricercato. Vengono confezionati in scatola o in contenitori di vetro, che dovranno presentare la corrispondente etichetta con il nome della Denominazione d'Origine Pimiento del Piquillo di Lodosa, così come il logotipo della Denominazione d'Origine, in vigore dal 1987.


Ingredienti per 8-10 montaditos

per il pane:
250 g di farina 00
80 ml d'acqua
8 g di nero di seppia
3 g di lievito disidratato
2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
un pizzico di sale
un pizzico di zucchero
guanti!

per i piquillo
1 confezione di peperoncini del piquillo conservati
200 g di baccalà già ammollato
1 patata piccola (80 g ca)
2 cucchiai di latte
olio extravergine d'oliva aromatizzato all'aglio (vedi sopra)

per la salsa pil pil
4-5 spicchi d'aglio
150  ml di latte
100 ml di acqua
80 ml di olio extravergine d'oliva delicato
un pizzico di sale

rametti di origano fresco per decorare

Come prima cosa ovviamente prepariamo il pane. Setacciamo la farina col lievito e lo zucchero in una ciotola capiente. Versiamo un po' d'acqua dove avremo sciolto il nero di seppia,  l'olio e iniziamo a mescolare. Quando prende consistenza iniziamo ad impastare (coi guanti!!), aggiungiamo anche un pizzico di sale, lavoriamo brevemente fino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso, formiamo due filoncini, mettiamoli su una teglia, foderata di carta da forno, a lievitare fino al raddoppio. cuociamo in forno a 170° C per 20-25 minuti.

Durante la lievitazione e la cottura del pane, cuociamo il baccalà nel microonde a potenza massima per 5-6 minuti. Spelliamolo e tritiamolo finemente, poniamo la polpa in una ciotola.
Cuociamo anche la patata nel microonde, vedi sopra, peliamo e passiamo nello schiacciapatate. Mantechiamo il baccalà tritato con la pure di patata, un po' di latte e olio, regoliamo di sale se necessario.
Mettiamo il composto in una sacca da pasticceria e farciamo con pazienza i piquillo, che sono delicatissimi e si rompono facilmente.
Prepariamo anche la salsa pil pil facendo cuocere per cinque  minuti circa gli spicchi d'aglio, sbucciati, spaccati in due e privati dell'anima, nel latte e 120 ml d'acqua. Scoliamoli e schiacciamoli con una forchetta. Mettiamo l'aglio nel bicchiere di un frullatore con i restanti 30 ml di latte, iniziamo a montare con il frullatore a immersione come per una normale maionese, versando a filo l'olio fino a che si crea un'emulsione spumosa e consistente. Regoliamo di sale.

Tagliamo a fette in senso obliquo il pane nero, tostiamolo un poco in forno, spalmiamo un po' di salsa sulla superficie, adagiamo un piquillo intero o tagliato a metà (per facilitare il morso!) e guarniamo con foglioline di origano fresco.


PINCHOS D'ACCIUGHE GALEOTTE

.....noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.

E s'è scomodato pure il divino padre della lingua italiana! Proprio in virtù della celebre frase, che l'Alighieri fa pronunciare a Francesca,  nel memorabile canto dell'Inferno dove compaiono, nel girone dei lussuriosi, gli sfortunati amanti, Galeotto, anche con la minuscola, è divenuto sinonimo di "sensale d'amore"  cioè persona, oggetto o situazione che ha favorito il nascere di una relazione amorosa o d'amicizia.
Le acciughe sono state galeotte per la mia amicizia con Mai! E' scoccato un vero colpo di fulmine quando finalmente ci siamo trovate de visu alla presentazione del primo libro dell'Mtchallenge a Genova, L'Ora del Paté, dove compariva una mia ricetta di paté d'acciughe. .
Tutto merito delle acciughe! Prima di Genova, ci conoscevamo solo virtualmente, grazie alla raccolta Un'acciuga al giorno. Un bel giorno Mai mi aveva sorpreso, mi aveva chiesto l'indirizzo di casa, doveva spedirmi una cosina che aveva visto e aveva pensato a me. Prima ancora di esserci conosciute di persona! Troppo carina!! Mi mandò due cacavelline deliziose in ceramica, a forma di lattina d'acciughe,  che ho immortalato in alcuni post a lei dedicati naturalmente.


Un anno fa, dovendo programmare un viaggetto nell'Empordà, Catalunya, mi sono rivolta a lei per avere consigli e suggerimenti cultural-gastronomici. Fra questi, mi furono raccomandate da Mai le acciughe de L'Escala, non così celebri come quelle del Cantabrico ma altrettanto eccellenti e più accessibili a livello costi, che ho sono sparite da tempo ma che ho ri-ordinato per l'occasione!!
L'Empordà è uno spettacolare lembo costiero situato a nord di Barcellona e che si snoda fino al confine con la Francia, in un tortuoso susseguirsi di scogliere impervie e paesini gioiello incastonati in strette baie, fra cui brilla il più prezioso, nella baia più ampia e profonda:  Cadaquès, un vero incanto,  di cui mio marito ed io ci siamo innamorati a prima vista, con buona pace di Dalì che era ed è la sua attrazione principale avendone fatto il buen retiro della sua vecchiaia.

Ingredienti per 24 pinchos

24 acciughe fresche
60 g di pane casalingo posato (peso al netto della crosta)
30 g di burro
10 fettine di chorizo de Belota al pimentón
4 acciughe sotto sale de l'Escala 
qualche foglia di alloro fresco
semolino e olio extravergine d'oliva qb

Puliamo, sfilettiamo le acciughe togliendo la testa ma mantenendo la coda (aiuterà la chiusura dei rotolini) e apriamole a libro, immergiamole in acqua e ghiaccio per 10 minuti per purificarle. Scoliamole su carta assorbente.
Dissaliamo e sfilettiamo le acciughe sotto sale, facciamole sciogliere  nel burro, a fiamma bassissima, amalgamiamo burro e acciughe col pane, lavorandolo con le mani in modo che si impregni perfettamente e uniformemente.
Formiamo delle palline grandi come una nocciola e poi schiacciamole in modo da ottenere dei cilindretti calibrandoli con la larghezza dei filetti di acciughe fresche. Poniamole a compattare in frigorifero per almeno un'ora.
Tagliamo il chorizo a striscioline di misura appena inferiori alla lunghezza e larghezza delle acciughe.
Chorizo de Bellota grazie a Luca, come i piquillo

Passiamo i filetti di acciughe nell'olio, paniamole con il semolino, stendiamo una fettina di chorizo su ogni filetto, mettiamo al centro il cilindretto di pane burro e acciughe, arrotoliamo e posizioniamo su una teglia, oliata e cosparsa di foglie d'alloro, i rotolini con la parte della giuntura dei filetti sul fondo, così non sarà necessario chiuderli con uno stecchino.  Cuociamo in forno a 180° C per 8-10 minuti, inebriamoci del profumo che si spande per la cucina e pregustiamo l'assaggio!!



PS: avendole esibite  prima ancora di preparare i pinchos, ho dovuto assolutamente utilizzare le forchettine a forma di lisca appena acquistate. Sono però in acciaio, un po' pesantine dunque, non proprio perfette per questi rotolini d'acciuga, troppo leggeri.
I pinchos non sarebbero male neanche infilzati nelle foglie d'alloro o rametti di rosmarino spogliati degli aghi, con un solo ciuffetto all'estremità:



CONCLUSIONE:

Alla fine, mi son fatta prendere la mano dai ricordi e dall'ispirazione del momento, e mi rendo conto che i comuni denominatori di queste tapas, montaditos e pinchos sono multipli: in primis la vuelta à Espana dall'Atlantico al Mediterraneo con i suoi riferimenti gastronomici, e il mare fondamentalmente, ma anche i sentimenti poetici che gli infiniti orizzonti di questo ispira a tutti noi .....

........uomini,
vicino all’acqua,
che lottiamo
e speriamo
vicino al mare,
speriamo.
Le onde dicono alla costa salda:
tutto sarà compiuto.















HANNO ABBOCCATO ALL'AMO